Padre Sorge: un grande testimone  e maestro

Padre Sorge: un grande testimone  e maestro email stampa

Anche dopo 1971 padre Sorge rimase vicino alle ACLI cercando di tenerle vicine nel difficile processo che venne chiamato di “ricomposizione” del mondo cattolico

269
0
SHARE

Circa trent’anni fa padre Bartolomeo Sorge condivise una riflessione sulla sua vicenda umana e religiosa in una lunga conversazione con Paolo Giuntella che uscì in volume con il titolo “Uscire dal tempio”. In quelle conversazioni egli ricostruiva l’inizio della sua vocazione religiosa all’interno della Compagnia di Gesù, e di come essa evolvesse da una fase segnata dalla teologia e della forme di pietà di epoca tridentina ed intransigente alla grande prova del Concilio Vaticano II , che i gesuiti affrontarono sotto la guida carismatica di padre Pedro Arrupe, che nella tensione fra il nuovo che irrompeva e le esigenze della disciplina ecclesiastica consumò se stesso fino alla perdita della salute e alle dimissioni, primo fra i successori di Sant’Ignazio di Loyola a lasciare la guida della Compagnia prima della morte.

Padre Sorge ha sempre insistito sul fatto di non avere mai avuto una specifica vocazione politica, e di essere approdato al ruolo prima di commentatore politico di punta della “Civiltà cattolica” e poi a direttore della rivista e consigliere nemmeno tanto occulto di Paolo VI e della Conferenza episcopale solo in virtù di quell’obbedienza che è sempre stata una delle caratteristiche distintive dei gesuiti. Fu in quella veste che la sua strada si intrecciò a quella delle ACLI,  soprattutto dopo il Congresso nazionale del 1969 che segnò la rottura del legame collaterale fra il Movimento e la DC, creando apprensioni crescenti nella Gerarchia ecclesiastica circa l’orientamento politico ed ecclesiale degli aclisti in una fase segnata da una generalizzata contestazione dell’autorità sia nella società che nella Chiesa.

Il ruolo di padre Sorge in questa fase fu estremamente discreto e sostanzialmente simpatetico rispetto alle ragioni delle ACLI, ma non fu sufficiente nel clima di crescente malessere suscitato da un lato da prese di posizione di dirigenti e militanti aclisti che parevano azzardate ed i timori della Gerarchia – e di Paolo VI in particolare- per la tenuta della presenza sociale dei credenti e la  loro fedeltà alla dottrina sociale della Chiesa. Tuttavia, anche dopo la revoca del consenso ecclesiastico nel 1971 padre Sorge rimase vicino alle ACLI cercando di tenerle vicine nel difficile processo che venne chiamato di “ricomposizione” del mondo cattolico.

Espressione di questo complicato processo fu il primo convegno della Chiesa italiana che si svolse nel novembre del 1976 a Roma sotto il titolo “Evangelizzazione e promozione umana”, fortemente voluto da padre Sorge insieme a mons. Enrico Bartoletti, allora Segretario generale della CEI e al prof. Giuseppe Lazzati allora Rettore dell’Università Cattolica. Un convegno che in qualche modo partiva dal basso, senza condizionamenti di tipo ufficioso e aperto anche alla presenza di chi non era perfettamente in linea rispetto alla prese di posizioni ecclesiastiche in ambito temporale. Gli esiti del convegno vennero contestati soprattutto dall’ala movimentista della Chiesa italiana, che andava organizzandosi in quegli anni, ma per il resto dei suoi giorni padre Sorge insistette sul fatto che la Chiesa italiana avrebbe dovuto proseguire in questo cammino sinodale .

Con il cambiamento della fase politica ed ecclesiale, che ebbe una sua plastica espressione nell’intervento di Giovanni Paolo II al Convegno ecclesiale di Loreto del 1985 padre Sorge comprese che il suo periodo alla guida della “Civiltà cattolica” era finito, e accettò il trasferimento presso la Casa dei Gesuiti di Palermo, dove si distinse in particolare per la sua opera di formazione di nuove vocazioni alla politica insieme al confratello Ennio Pintacuda e nel sostegno al rinnovamento della politica locale nella prospettiva della lotta alla mafia e alla mentalità mafiosa che permeava gran parte della dialettica politica dell’isola.

Non mancarono nemmeno qui le polemiche, soprattutto relativamente alle vicende delle Giunte comunali palermitane guidate da Leoluca Orlando, già allievo del collegio gesuitico, che suscitarono l’avversione della destra politica ed ecclesiale. D’altro canto, la crescente differenziazione di prospettive fra padre Sorge e padre Pintacuda e la rottura di Orlando con la DC crearono una crescente situazione di disagio che si risolse nel 1996 con la terza grande avventura della vita di Sorge, il suo approdo alla guida di “Aggiornamenti sociali”, la rivista dei gesuiti milanesi, che da sempre era stata un osservatorio privilegiato sulla realtà del più grande centro di sviluppo economico del nostro Paese che è anche la sede della più grande Diocesi del mondo. Sorge raccordò la linea della rivista a quella dell’episcopato del confratello ed amico Carlo Maria Martini, svecchiando la redazione e chiamando a collaborare illustri intellettuali cattolici – politologi, economisti, giuristi, esperti di bioetica…- per trovare nuove vie all’impegno dei credenti nella società.

Se è consentito un riferimento personale, anche chi scrive ebbe modo di partecipare in quegli anni all’attività di “Aggiornamenti sociali” con alcuni articoli, e la fiducia di padre Sorge si spinse fino a commissionarmi la commemorazione di padre Mario Reina, il gesuita che aveva fatto parte della redazione di “AS” fin dalla fondazione e che era stato attento e partecipe osservatore della presenza dei credenti nella società e nel sindacato, prendendo parte alle vicende delle ACLI milanesi e lombarde negli anni più difficili.

Dieci anni fa, lasciata la guida di “Aggiornamenti sociali” a confratelli più giovani Sorge raccolse le impressioni della sua lunga esperienza di fede e di vita in un volume intitolato “La traversata”, in cui riaffermava la sua convinzione di fondo che il cammino aperto dal Vaticano II  fosse ben lungi dall’essere concluso e che si dovesse ancora molto combattere per superare il clericalismo nella e della Chiesa, e nel responsabilizzare ulteriormente i laici nella vita della comunità ecclesiale e nelle grandi scelte imposte dal cambiamento sociale e politico.

Ormai ritiratosi fra Milano e Gallarate ebbe la gioia di salutare l’elezione di un confratello gesuita al Soglio di Pietro: la sua udienza di qualche anno fa con Papa Francesco fu un riconoscimento delle sua indefessa attività per  la Chiesa e per il mondo. La sua attività si è mantenuta comunque alacre fino in fondo, grazie anche alla collaborazione preziosa e devota di Chiara Tintori, attraverso la scrittura di articoli e libri, l’attività sui social e le conversazioni per via telematica nella fase della pandemia , da ultima quella del 15 ottobre scorso sull’enciclica “Fratelli tutti”.

Un grande testimone  e maestro si unisce a quelli che lo hanno preceduto nel Regno dei Cieli