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Petracca: ora si proceda uniti per realizzare la seconda stagione del riformismo ambrosiano email stampa

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Domenica sera (7 febbraio) al Teatro Elfo

Le primarie del centro sinistra a Milano si sono concluse con l’elezione di Beppe Sala quale candidato sindaco a cui affidare il compito di proseguire l’esperienza iniziata cinque anni fa dall’amministrazione Pisapia.

L’immagine che pubblichiamo fotografa quanto la maggior parte degli elettori di centro sinistra si augurano di vedere da qui in avanti.

Ciò perché la stragrande maggioranza di essi ritiene che il ritorno dei riformisti di varia estrazione culturale alla guida della città abbia “prodotto”, in questi quasi cinque anni, più luci che ombre per Milano.

Provando a fare un “primo preconsuntivo” anche a noi appare “oggettivamente” così, innanzitutto a partire dal dialogo aperto tra le istituzioni e le forze vive della società che ha portato ad un clima di maggiore fiducia e collaborazione. Il fatto, inoltre, che nessuno scandalo giudiziario abbia colpito l’amministrazione per un quinquennio – nel quale, oltre all’ordinario, 1,3 miliardi di euro si sono riversati sul nostro territorio grazie ad Expo – costituisce una splendida ed apprezzabile eccezione in un Paese dove la precondizione dell’onestà non costituisce purtroppo la regola (né in politica, né in altri settori della vita pubblica).

Il successo di Expo, i miglioramenti in tema di trasporti (area C, Metro lilla, etc.), il PGT De Cesaris, la Darsena, l’essere riusciti ad evitare tagli alla spesa sociale, la buona gestione della sicurezza e di questioni delicate come quella dei rom e dei rifugiati, il tornare a respirare un’aria di cultura aperta e cosmopolita costituiscono sicuramente altri segni più che l’amministrazione “arancione” può mettere nel suo bilancio di mandato.

La stessa persona del sindaco ha saputo comunicare in tante occasioni una grande umanità, serietà, disponibilità e sensibilità, oltre al coraggio di proporsi in prima persona su “battaglie civili” dal grande valore simbolico: dall’istituzione della commissione antimafia, fino alla leadership nazionale della campagna “L’Italia sono anch’io” per l’affermazione dello ius soli, dall’iniziativa “tagliamo le ali alle armi” per il riutilizzo a fini sociali dei risparmi provocati dal mancato acquisto dei bombardieri F35, fino alla “storica” adesione di Milano agli Enti locali per la Pace.

Meno brillante è invece apparso Pisapia, a nostro avviso, nei panni di sindaco metropolitano. Materia e sfida, quella del governare in modo contemporaneo l’intero contesto ambrosiano, che occorrerà vincere nei prossimi anni per il bene di “Milano Grande” e del Paese intero.

Altre “ombre” sono apparse: la mancata decisione sugli scali ferroviari, i ritardi accumulati sull’emergenza casa, la “mancata” riforma della “macchina amministrativa”, la gestione dell’ortomercato e alcune altre inevitabili lacune e mancanze.

Con risultati di questo tipo la scelta più desiderata dagli elettori di centro sinistra e credo anche da parte di elettori di qualche altra parte politica sarebbe stata quella di riconfermare l’attuale sindaco.

Giuliano Pisapia ha tuttavia deciso che questo impegnativo – e per certi versi totalizzante – servizio al bene comune dovesse avere un termine dopo cinque anni, per trasformarsi (ne sono certo, conoscendolo personalmente dai tempi in cui ricopriva il ruolo di portavoce dei referendum “per una giusta informazione”) in una nuova forma di impegno e di passione civile.

E così le primarie si sono rese necessarie; sono state vere, aperte e contese da tre candidati principali caratterizzati da nitore morale e da diverse caratteristiche personali e politiche e da differenti visioni della città, pur in un quadro comune di caratteristiche “progressive” di sviluppo.

Ha vinto Beppe Sala, il manager che grazie ad Expo si è progressivamente innamorato della politica e che per sei mesi è stato il “sindaco” di una città futuribile di “mediamente” oltre 600.000 abitanti, Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino, assessori “di punta” dell’amministrazione uscente gli hanno conteso la leadership. C’è chi sostiene dividendosi i voti della sinistra. Personalmente non credo sia stato così. La pragmaticità ambrosiana sfugge io credo a questi schematismi.

Ora l’auspicio della stragrande maggioranza degli elettori di centro sinistra – e di Giuliano Pisapia – è che si proceda uniti per realizzare la seconda stagione del nuovo riformismo ambrosiano del ventunesimo secolo.

Noi ci auguriamo che se questa fosse la prospettiva per i prossimi cinque anni, essa sia (e/o continui ad essere) solidale, accogliente, innovativa, internazionale, capace di costruire “nobili” imprese comuni tra tutte le forze vive della città, promotrice di un paradigma di sviluppo umano e sostenibile, e realmente metropolitana come abbiamo scritto nel nostro documento del 28 ottobre scorso “Milano: una sfida a se stessa”.