Popoli in festa nella città del dialogo e dell’accoglienza

Popoli in festa nella città del dialogo e dell’accoglienza email stampa

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Alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo e con la speranza che si possano finalmente avviare azioni diplomatiche per far cessare i drammatici confitti ai confini dell’Europa, Milano ha celebrato alla periferia della città la ormai tradizionale Festa delle genti coinvolgendo le comunità cristiane di ogni Continente che sono approdate nei diversi quartieri dell’area metropolitana ricevendo ospitalità e ottenendo diritti di cittadinanza.
Al Giambellino, nella Parrocchia del Curato d’Ars, si è sperimentata una fraternità possibile e creativa che, nel giorno della Pentecoste, ci ha fatto rivivere nella realtà contemporanea l’esperienza apostolica delle molte lingue delle varie etnie, alla ricerca di un comune e condiviso contributo alla convivenza pacifica e all’amicizia per il superamento della incomunicabilità fra i popoli e dei nazionalismi che generano guerre e migrazioni.
Di che colore è la pelle di Dio? E’ la domanda che sorgeva spontanea osservando i volti delle persone di ogni latitudine che assistevano alla Messa in campo dell’Arcivescovo Mario Delpini sui doni dello Spirito e sul patrimonio condiviso dei discepoli di Gesù per il superamento di rivalità e divisioni nella valorizzazione delle differenze culturali e sociali.
Cittadini del mondo che incontriamo ogni giorno nella vita quotidiana in casa e sul lavoro, a scuola e nei quartieri, spesso distratti dagli avvenimenti personali e familiari, senza renderci conto dell’arcobaleno delle persone di altre comunità che con la loro attività collaborano allo sviluppo della città e all’armonizzazione nella società dalle molte identità.
Emergeva nella festa un “grande desiderio di pace” e di armonia nel linguaggio dei gesti, dei canti, delle danze, ma anche con l’offerta dei lavori artigianali e del cibo confezionato nel rispetto delle tradizioni dei Paesi d’origine, a dimostrazione della “convivialità delle differenze” e della ricchezza della riconciliazione fra persone con usi e consumi da socializzare per poter condividere un futuro liberato da pregiudizi ideologici.
C’era molta allegria con tanti suoni diversi che si armonizzavano fra le diverse etnie che vivevano la fraternità nella gioia dell’incontro fra cristiani, anche se non si deve dimenticare la necessità di andare oltre l’incontro ecumenico verso il dialogo interreligioso al fine di eliminare ogni ostacolo che può impedire nella città multietnica di generare una convivenza liberata dagli ostacoli della incomunicabilità e dai pregiudizi religiosi.
Per don Alberto Vitali della consulta diocesana dei migranti e delle Acli, la festa delle genti delle diverse nazionalità può trovare, nelle comunità parrocchiali dei quartieri più coinvolti dai flussi migratori una occasione di coinvolgimento della cittadinanza nel cammino di accoglienza e condivisione, come avviene già in alcune realtà e emblematicamente alla Basilica di Santo Stefano con le varie nazionalità latinoamericane presenti in città.
Ritorna alla memoria l’esperienza dell’Expo di Milano per offrire al mondo una riflessione sulla necessità di “nutrire il pianeta”, con i padiglioni delle diverse nazioni impegnate nella ricerca di vie alternative per sfamare i popoli oppressi dalla povertà, per razionalizzare le produzioni agricole nel rispetto dell’ambiente, per ridurre gli sprechi e garantire l’autosufficienza alimentare.
I migranti vengono proprio dai Paesi oppressi da guerre, mancanza di opportunità lavorative e di reddito, oltre che di cibo per sfamarsi.

Un momento della festa

Si tratta allora di conoscere meglio le ragioni del migrare, ma soprattutto di valorizzare le culture e le competenze di ognuno per un coinvolgimento personale nella vita e nelle attività, evitando sfruttamenti e salari inadeguati che impediscono una integrazione paritaria nel tessuto cittadino senza discriminazioni e ghettizzazioni inaccettabili.
I quartieri multietnici sono ormai una realtà evidente, dal Giambellino a S.Siro, e quindi anche le comunità cristiane, alla vigilia dei rinnovo dei Consigli pastorali devono andare oltre i Centri di ascolto, per una maggiore sensibilizzazione sull’accoglienza e sui diritti di cittadinanza al fine di creare una società aperta al contributo di ogni religione e cultura.
E’ l’utopia del possibile per la speranza cristiana che si confronta con il patrimonio umano degli immigrati, così come ci eravamo comportati negli anni ’60 con i flussi verso il Nord dal Sud d’Italia, per un cammino nella quotidianità libero dalle tentazioni di autosufficienza e di anacronistica superiorità etnica.
Alla Festa delle genti c’erano filippini, latinoamericani, cinesi, coreani, libanesi, srilankesi, albanesi , polacchi, rumeni, ucraini e di altre etnie, francofoni e anglofoni, che hanno imparato l’italiano per vivere con noi.
Le Acli con l’attività dei Circoli per il riconoscimento dei diritti dei migranti ci stanno ora aiutando ad imparare l’esperanto della condivisione e dell’amicizia.