In preghiera con e per le Acli sulla tomba di Lazzati

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La tomba di Lazzati all'Eremo di San Salvatore

Il Consiglio Provinciale delle Acli di Milano, Monza e Brianza si è riunito, in seduta residenziale, il 21 e 22 novembre 2015 ad Eupilio, in provincia di Como, in preparazione della prossima stagione Congressuale e ha dedicato un momento particolare dei lavori alla visita della tomba di Giuseppe Lazzati, all’Eremo di S. Salvatore, e lì vi ha celebrato l’Eucarestia.

E’ stato un momento di particolare intensità alla ricerca di assonanze con le domande e la ricerca che le Acli milanesi intendono portare avanti nell’oggi.

Nella breve introduzione alla celebrazione ho ricordato come, a mio parere, siano particolarmente tre le dimensioni della vita di Lazzati che più sollecitano la coscienza del credente oggi impegnato in tempi difficili: la sua testimonianza coraggiosa nei campi di prigionia durante l’ultimo conflitto mondiale e la resistenza al fascismo; la partecipazione accorata ai lavori dell’Assemblea Costituente per dare agli italiani una casa comune nella quale riconoscersi; l’impegno entusiastico alla stagione Conciliare e la dimensione educativa che ha caratterizzato la sua azione sia all’interno della Chiesa che nell’impegno nel mondo.

La sua fattiva opera per la formazione di coscienze laicali al servizio della Chiesa e alla città dell’uomo, il riscatto della politica e della sua laicità, la dedizione al bene comune sono solo alcuni tratti generativi per una nuova stagione di impegno personale ed associativo.

In un tempo ecclesiale nuovo, aperto da un Papa che viene dall’altra parte del mondo e che ha dichiarato Lazzati “venerabile”, lo stile della sua persona va rivisitato e riproposto come un esempio significativo di credente convinto e aperto; va ripensato soprattutto per una nuova stagione del laicato cattolico alle prese con problemi inediti e difficilissimi da affrontare: l’accettazione dell’altro, l’apertura al diverso che ormai vive tra noi, non può spingere i credenti a chiusure difensive ma all’incontro , al riconoscimento della diversità come opportunità per la costruzione di una “città comune”.

Solo facendo crescere una spiritualità laicale matura e una coscienza formata si può intravvedere una stagione nuova di impegno per un cattolicesimo democratico che voglia essere anche per l’oggi germinativo di un nuovo umanesimo.

Lavorare nella quotidianità per “il bene comune”, per “la città dell’uomo”, per una politica quale”forma esigente della carità” può essere anche per l’oggi l’orizzonte di senso in cui giocare la vita anche e soprattutto per le nuove generazioni.

In una iniziativa delle Acli milanesi di qualche anno prima della sua scomparsa, dal titolo allora significativo ma oggi ancora più pressante che diceva: “ Riformare la politica per una comunità di uomini liberi e solidali”, Lazzati, dopo aver denunciato gli abusi e le scorrettezze di un agire politico che si era allontanato da ogni riferimento etico- culturale, dichiarava la necessità improcrastinabile della riforma della politica e indicava nella libertà, nella giustizia, nella fraternità, nella pace i valori cardini della convivenza, valori per i quali “erano morti i resistenti nella liberazione dall’oppressione, dalla tirannia fascista”.

A suo parere, riformare la politica implicava ritornare non a parole ma con i fatti a incarnare nell’azione politica lo sforzo di costruzione della città dell’uomo tale che le indicazioni contenute negli articoli 2 e3 della Costituzione fossero tradotte nella loro pienezza.

E’ questo il monito lucido e pressante che ci rivolge anche nell’oggi e che identifica in modo preciso l’orizzonte di un cattolicesimo democratico e sociale attento ai grandi ed impegnativi nodi della libertà e della democrazia in uno stile di confronto e di dialogo.

“Se non si comunica su strade aperte nella prospettiva di una autentica capacità dialogica , la politica -,diceva- resterà chiusa dentro vecchi steccati senza trovare la via d’uscita”.

I tempi sono cambiati, molta acqua è passata sotto i ponti ma raccogliere questa sfida mi sembra anche nell’oggi un’ indicazione forte per un impegno di testimonianza in una delle dimensioni umane più delicate e critiche.

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