Pubblicata l’Enciclica Laudato Si’ sull’ambiente

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di Paolo Petracca – 19/06/2015

Papa Francesco si rivolge ad ogni uomo di fede, raccomandando di agire insieme nella ricerca del bene comune in rapporto alla salvaguardia del creato. Il commento a caldo del presidente delle Acli Milanesi Petracca

L’attesa enciclica di papa Francesco Laudato si’ è dunque stata pubblicata. Nei prossimi giorni, dopo una lettura più attenta del testo, avremo modo di offrirne una restituzione più complessiva, ma già le anticipazioni e i primi commenti a caldo lasciano spazio a qualche valutazione non secondaria.

Molti hanno parlato di enciclica “verde”. La questione, è ovvio, non è il colore e tanto meno l’indirizzo politico, ma l’orizzonte entro il quale collocare le riflessioni del papa. Il quale, non a caso, ha voluto chiamarsi Francesco; e come il santo di Assisi, le attenzioni maggiori da lui espresse in questi primi due anni di pontificato si muovono secondo due direttive principali. Anzitutto la riforma della Chiesa. “Và e ripara la mia Chiesa”: queste le parole rivolte dal crocifisso di S. Damiano al santo poverello; e la chiesa da riparare non era tanto e solo l’edificio diroccato, ma tutto il corpo di una Chiesa santa sì, ma anche per molti aspetti peccatrice. E poi l’attenzione al creato: fratello sole, sorella luna, frate foco e sorella acqua, frate lupo: poesia altissima e insieme espressione del desiderio di vita buona, armonica, in pace con il prossimo e con quanto ci circonda.

Con l’enciclica Laudato si’ papa Francesco approfondisce in maniera organica questo secondo ambito. Occorre ridisegnare i rapporti con il creato, troppo spesso sfruttato in maniera sconsiderata. In nome dell’economia stiamo distruggendo il pianeta, con ciò stesso compromettendo le condizioni di vita presenti e, forse ancor più, quelle future. Ciò che aggrava ulteriormente le cose è che l’economia in nome della quale stiamo distruggendo il creato non è un’economia che promuove il progresso di tutti, ma è un’economia a velocità variabili, che amplia le distanze tra i ricchi (persone o popoli) e i poveri. Emblematico in questo senso l’inizio del primo capitolo: Inquinamento, rifiuti e cultura dello scarto. Inquiniamo sempre di più, produciamo una quantità sempre maggiore di rifiuti, ma tra i rifiuti finiamo per mettere anche milioni di persone, frutto di quella “cultura dello scarto” più volte denunciata dal papa.

Per questo l’antidoto al degrado non può essere visto in processi settoriali, ma impone l’assunzione di una ecologia integrale capace di toccare sia i registri antropologici (il modo di guardare la persona umana nel suo rapporto con gli altri), che quelli economico-finanziari, senza infine dimenticare le ricadute sociali che ogni scelta (o non scelta) reca con sé.

Ne viene un forte richiamo alla politica. Troppo spesso, in questi ultimi decenni, abbiamo assistito a processi politici succubi dei dettati della finanza. La politica, viceversa, ha il dovere di ritrovare se stessa e la propria vocazione più profonda, che è quella di porsi a reale servizio del bene comune a partire dalla difesa delle istanze di quanti, causa la loro debolezza e povertà, non sono in grado di tutelarsi adeguatamente a fronte dello strapotere degli altri.

L’enciclica può anche essere letta come un altro passo ecumenico del papa (è di pochi giorni fa il richiamo alla data della Pasqua e alla sua possibile unificazione tra cattolici e ortodossi). Bartolomeo, patriarca di Costantinopoli, è soprannominato il patriarca “verde”. Ma ormai lo è anche papa Francesco, non certo nel senso dell’emulazione, ma del trovarsi vicini nella lettura di questioni dall’urgenza assoluta.

Scrive papa Francesco: “Voglio riprendere brevemente parte del contributo del caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo, con il quale condividiamo la speranza della piena comunione ecclesiale. Il Patriarca Bartolomeo si è riferito particolarmente alla necessità che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta” (nn. 7-8).

Ritorniamo infine ancora una volta sul sottotitolo: lettera enciclica sulla cura della casa comune. L’enciclica non è indirizzata soltanto ai cattolici, ma agli esponenti di qualsiasi religione e fede.

Con la sua enciclica papa Francesco non intende fornire lezioni né ricette specifiche; vuole invece tracciare un orizzonte, impegnativo e allarmato al tempo stesso: o impariamo a remare tutti insieme della direzione di un maggior rispetto del creato, oppure le conseguenze anche a breve potranno avere ripercussioni inimmaginabili. Occorre agire, e in fretta, tutti insieme, senza rinchiudersi entro sterili steccati, nella ricerca del bene comune in rapporto alla salvaguardia del creato.