Quello che forse non sappiamo del 2020

Quello che forse non sappiamo del 2020 email stampa

1522
0
SHARE
Foto di Shepherd Chabata da Pixabay

Se potessimo, vorremmo tutti alzare il sipario e trovarci a prendere il sole su un’isola oltreoceano.

È così infatti che in questi duri mesi di lock-down abbiamo immaginato il nostro futuro che, ancora una volta, ci vedeva comparse e non protagonisti.

È bello però immaginare che mentre il 2020 delegava le nere moire a fare strage nelle nostre case, c’erano grandi persone che si impegnavano a fare in modo che il sogno che custodivano diventasse la realtà di tutti il più presto possibile.

Ho pensato quindi raccontando di loro di far rivivere c’ò che di bello e importante questo tempo ci ha portato.

Partirei dalla protagonista delle recenti presidenziali USA: Kamala Harris, che in modo intelligente si è resa una cerniera fondamentale tra istituzioni e cittadini, integrando nel mondo politico l’esponente di quelle che sono attualmente definite minoranze, Joe Biden, è diventato il presidente di tutti.  “Sarò anche la prima donna ma non sarò l’ultima.” Le sue parole appena eletta.

Restiamo in America co  l’ex presidente Barak Obama e sua moglie Michelle .

“Se vogliamo superare questo momento difficile, dobbiamo farlo assieme. Siate consapevoli delle vostre battaglie reciproche. E lottate per i diritti dell’altro.” – hanno detto alla nazione rivolgendosi in particolare ai giovani con il video Dear class 2020.

Ed è proprio in quest’ultimo video che si sono apprestati a consegnare diplomi ai cittadini di un futuro sempre più prossimo.

Tornando in Europa   mi piace ricordare Captain Tom. L’uomo, all’età di 99 anni, si è filmato in alta uniforme mentre compiva cento giri del suo giardino con l’intento di raccogliere mille Pounds da donare al Sistema Nazionale Sanitario Britannico. Invece di mille sterline però, Tom ne ha raccolte 33.000 ed è stato nominato cavaliere. Compiuti i cento anni ha lanciato l’ #walkwithtom per tutti gli anziani abbandonati in solitudine.

E vorrei fare un altro nome: Amika Jeorge. A molti questo nome non dirà nulla, ma si tratta della protagonista di una battaglia che ha inaspettatamente vinto: il Global Period Poverity, una campagna nata in Gran Bretagna che si è presto diffusa a macchia d’olio fino in Nuova Zelanda dove milioni di fanciulle, non potevano permettersi prodotti igienico-sanitari. Al termine di questa campagna i principali paesi del Commonwealth hanno messo a disposizione gratuitamente tali prodotti.

Ora proviamo a chiudere gli occhi e ad immaginare come sarebbe bello vivere in un mondo più pulito e meno inquinato. Adesso riaprendoli scopriamo che il pianeta è stato magicamente ripulito.

Ecco mi piace credere che abbiano fatto così le 64mila tartarughe che, approfittando dell’insolita quiete, hanno deposto altrettante uova pronte a schiudersi in Australia

A pochi mesi dagli incendi che hanno devastato gran parte del territorio australiano, il numero dei koala è passato da 50mila esemplari a 5mila. Grazie alla collaborazione di diverse associazioni sono ora iniziate le prime ricollocazioni di animali necessari per un nuovo sviluppo della specie.

Desidero ricordare anche Adon Castillejo: la seconda persona guarita dall’AIDS grazie all’intervento di medici coraggiosi che hanno lavorato senza risparmiarsi ad una cura sperimentale.

Un’esperienza di inclusione che mi piace ricordare è quella della Danubia orchestra di Budapest che, con una tecnica basata sulla percezione delle vibrazioni prodotte dagli strumenti musicali ha fatto ascoltare per la prima volta la Quinta sinfonia di Beethoven a persone ipoudenti.

E mentre nel campo della scienza sembra ci si stia avvicinando sempre di più ad una forma di irreversibile ma felice progresso, in quello dell’accettazione del diverso pare ci si sia fermati al pleistocene.

Ci sono infatti ancora centri nei quali si considera la non-eterosessualità una malattia da curare. In numerose nazioni d’Europa, come in Germania e in Albania, quest’anno ne è stata vietata la pratica e Boris Jhonson, definendola “abominevole”, si sta impegnando a proibirne la diffusione.

Restiamo in tema e scopriamo insieme che mentre in Italia si lavora ad una legge contro l’omofobia, nell’Irlanda del Nord proprio nel 2020  si è celebrato il primo matrimonio gay.

Una cosa è certa fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.