Referendum sanità Lombardia: ricorso al TAR e dieci giornate di mobilitazione nei territori

Referendum sanità Lombardia: ricorso al TAR e dieci giornate di mobilitazione nei territori email stampa

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Nella foto i primi 5 firmatari del referendum. Da sinistra Massimo Cortesi, presidente regionale ARCI, Federica Trapletti, segretaria regionale SPI-CGIL, Vittorio Agnoletto responsabile dell’Osservatorio Salute, Marco Caldiroli, presidente nazionale di Medicina Democratica e Andrea Villa, presidente ACLI Milano

Si farà ricorso al TAR, nei tempi più brevi consentiti, contro l’arrogante e antidemocratica decisione della maggioranza in Consiglio regionale, che ha cancellato il Referendum sulla sanità e il diritto dei cittadini lombardi a decidere su come deve essere gestita la propria salute, vista la situazione disastrosa del servizio sanitario pubblico, sempre più soverchiato dal privato: è questa la prima delle tre forti azioni decise ieri sera nell’incontro al Pirellone dai rappresentanti del Comitato Promotore, alla presenza di esponenti di tutte le forze politiche di opposizione. In contemporanea partirà una azione di mail bombing indirizzata al presidente della Regione Attilio Fontana e l’organizzazione di 10 giornate, 12-21 ottobre, di mobilitazione con manifestazioni nei territori e manifestazione conclusiva a Milano.

“Siamo di fronte a una situazione paradossale: ciò che è accaduto in Consiglio regionale è gravissimo, una operazione autoritaria ancor più intollerabile, in quanto si è cercato addirittura di rovesciare sui proponenti la responsabilità di voler affossare la sanità lombarda!”, hanno dichiarato i rappresentanti del Comitato Marco Caldiroli Medicina Democratica, Federica Trapletti CGIL, Vittorio Agnoletto Osservatorio Salute, Massimo Cortesi ARCI, Andrea Villa Acli.

Come è noto, la maggioranza di centro-destra ha scavalcato la legge regionale referendaria impedendo al Comitato di conoscere documenti e motivazioni e quindi di poter interagire e adeguare/modificare la proposta.

“Accusa inaccettabile e che respingiamo al mittente – hanno aggiunto – visto che gli unici responsabili dello smantellamento del servizio sanitario pubblico in regione, a favore del privato, sono gli esponenti delle maggioranze di centro destra, in regione da trent’anni e passa! Le loro accuse sono un insulto insopportabile per la stragrande maggioranza dei lombardi, che quotidianamente fanno i conti con liste d’attesa ormai pluriennali e con un esercizio commerciale della salute che taglia fuori dalle possibilità di cura decine di migliaia di cittadini, soprattutto delle fasce più deboli”.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti, perché vissuti sulla propria pelle, oggetto di  innumerevoli segnalazioni,  che hanno contribuito a scoperchiare un verminoso vaso di Pandora e di scambi commerciali, in cui se hai i soldi salti la fila o miracolosamente compare una data prossima per esami, visite e interventi.