Riparte dai quartieri e dalle periferie la sfida di Milano

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Il neo sindaco Giuseppe Sala e la sua Giunta alla prima riunione del Consiglio Comunale al Giambellino.

E’ giorno di mercato al Giambellino, quartiere di case popolari e di grandi lavori per la realizzazione della nuova linea metropolitana che, con gli sventramenti delle vie e le deviazioni del traffico, crea disagi e proteste fra i commercianti e gli abitanti diventati ormai un popolo multietnico e interculturale.
Fra le bancarelle, gestite e frequentate in gran arte da famiglie di immigrati con molti bambini piccoli, non sembra far notizia la decisione del Sindaco Sala di convocare la prima riunione della Giunta nella palazzina verde del Comitato di quartiere, collocata proprio sul lato opposto del giardino e della larga strada che ospita gli ambulanti dell’ortofrutta e di varia merceologia.
C’è invece una piccola folla ad attendere il Sindaco e i Consiglieri alla prima sfida in campo aperto con le questioni della quotidianità e dell’abitare nelle case dell’edilizia pubblica, spesso lasciate andare nel degrado per le mancate manutenzioni e ormai bisognose di risanamenti integrali che richiedono investimenti, non solo milanesi, ma anche regionali, nazionali ed europei.

Non mancano alcune prevedibili contestazioni, amplificate dai megafoni, che tuttavia richiamano soltanto l’attenzione dei cronisti e dei teleoperatori, oltre che naturalmente della Polizia, mentre sembrano lasciare indifferenti i cittadini in paziente attesa della conclusione della trasferta del Sindaco con la speranza di decisioni utili a migliore la vita e la convivenza fra gli abitanti della zona.
Escono alla spicciolata gli Assessori fra strette di mano e veloci dichiarazioni d’impegno futuro, con i giornalisti che finalmente vengono invitati ad ascoltare il resoconto della seduta della Giunta dal Sindaco, oltre che da Granelli e Majorino che lo affiancano, con molte domande sui problemi delle case, delle occupazioni abusive, degli sfratti, dei lavori di ristrutturazione, del sostegno alle nascite e alle famiglie popolari, dell’attenzione alle periferie urbane.

Si attende intanto la convocazione del nuovo Consiglio Comunale, ancora da definire nella sua composizione definitiva per le prevedibili uscite di scena dei “candidati di bandiera”, ma soprattutto la presentazione del programma di governo di una città, ormai metropolitana, che dai quartieri si deve proiettare nello spazio e nel tempo con un respiro quinquennale.
Le “promesse degli eletti” si devono quindi confrontare da subito con le attese della popolazione e con le proposte d’intervento che i cittadini, le comunità religiose, il volontariato e le forze sociali, avevano presentato ai candidati nella rete di incontri che si erano realizzati nella campagna elettorale, a partire dalle primarie per la scelta degli aspiranti Sindaci.

Si deve avere “un’idea di città”, che vada ben oltre il pragmatismo operativo, con una visione della convivenza civile fondata sull’accoglienza e sulla solidarietà operante, per il superamento delle marginalità e delle esclusioni, che generano ingiustizie e tensioni fra la popolazione dei vari quartieri di diversa composizione sociale e di più forte impatto migratorio.
Continua ad aumentare il “livello di sofferenza di molte famiglie” per la perdita o la mancanza del lavoro necessario all’esistenza, con il conseguente degrado delle periferie, dove si espandono le aree di una indigenza spesso fronteggiata soltanto dal volontariato e dall’assistenza caritatevole delle Parrocchie.
Si tratta di generare una sussidiarietà virtuosa ed efficace che affronti le cause della povertà con un mix di interventi fra il pubblico e il privato, nel reciproco riconoscimento dei ruoli istituzionali e sociali nella ricerca delle vie d’uscita.
Si sottolinea, nel contributo dei movimenti ecclesiali, il valore della partecipazione e della responsabilità di “spendersi al servizio del bene comune”, dell’impegno personale nel dialogo e nel “fare qualcosa insieme”, rilevando i bisogni, costruendo risposte e “reti d’intesa”, per una città plurale e inclusiva in una logica di convivenza sociale.

Il confronto dialettico, con i programmi elettorali di Sala, sull’innovazione e sull’inclusione nella “Milano di domani”, per la qualità della vita, le politiche della casa e la qualità degli spazi pubblici, evidenzia la sicurezza nella legalità e nell’accoglienza, la riqualificazione urbana, la semplificazione amministrativa, lo sviluppo economico con nuove opportunità di lavoro.
La novità della trasformazione dei Consigli di Zona nei Municipi cittadini, sembra purtroppo essere relegata alla sperimentazione di un decentramento soltanto amministrativo, mentre potrebbe essere l’occasione per un raccordo fra la città e l’hinterland, con il coinvolgimento creativo delle periferie in un ruolo di tessitura di rapporti e di dialoghi fra le comunità dei territori confinanti.

Dopo l’avventura dell’Expo, spesso relegata in un ruolo marginale nel dibattito preelettorale per evitare contestazioni e polemiche sui visitatori e sui bilanci, la secessione della Gran Bretagna e la crisi dell’Unione europea, deve essere riscoperta e valorizzata la storica vocazione internazionale di Milano, per varcare i confini comunali, con proposte di superamento dei nazionalismi e di cooperazione con i popoli che guardano all’Italia e all’Europa con la speranza di uscire dalle spirali del sottosviluppo e delle guerre.
Se la Milano del futuro deve “passare dalle periferie”, per confrontarsi con “Berlino e Londra”, c’è intanto da intensificare i rapporti con i cittadini nelle varie aggregazioni volontarie, religiose e laiche, per individuare priorità e risorse, con l’obiettivo di cambiare con gradualità, ma senza interruzioni e ripensamenti, le condizioni di lavoro e di vita dei cittadini, a partire dalle persone più a rischio di essere “scartate” o dimenticate dal cambiamento.