SOS medici di famiglia: occorrono misure straordinarie

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La cecità politica e programmatica di chi ha avuto responsabilità nella gestione della Sanità presenta ora i suoi conti.

Già nel 2018 l’INPS segnalava il dato allarmante (ripreso anche da Famiglia Cristiana n.14/2018) secondo il quale,  a fronte di 15.000 medici che da quella data sono andati in pensione o ci andranno entro il 2023, ne sono previsti solo 5.000 in sostituzione[1].

In sostanza, a breve, circa 14 milioni di italiani potrebbero, senza adeguati interventi, restare senza medico di famiglia.

La situazione si è ulteriormente complicata con i prepensionamenti di quota 100, con i medici che hanno scelto di entrare negli organici degli ospedali rispondendo alla chiamata anti-pandemia,  e con quelli che si sono arruolati nelle unità USCA (dedicate alla cura a domicilio dei malati Covid, o per le campagne vaccinali)….

Secondo i dati forniti dal dott. Giuseppe Landonio nel convegno ACLI sulla Sanità del 5/2019, l’età media dei medici di famiglia, nel 2019 risulta essere di 59 anni, e pertanto, una buona parte di essi sono sul percorso di pensionamento. Se, unitamente a questo dato, si considerano anche i tempi necessari per la specializzazione di nuovi medici di famiglia, è facile prevedere che non ci saranno risoluzioni positive a breve termine.

Intanto, mentre in Regione Lombardia si lavora alla modifica della fallimentare legge 23 sul sistema sociosanitario lombardo (vedi articolo in merito su questo numero di Delfina Colombo), che aveva desertificato le strutture sanitarie territoriali pubbliche, e mentre parte la riforma nazionale della Sanità sostenuta dai Fondi Europei, stanno nascendo comitati di cittadini, unioni di comuni, proteste e richieste di interventi urgenti relativi alla mancanza dei medici di famiglia. Proteste ci sono state nel quartiere Giambellino di Milano, al Ronchetto, nei comuni di Corsico, Buccinasco, Cesano Boscone, Cernusco sul Naviglio, in cui mancano complessivamente 20 medici di famiglia (1).

I medici di famiglia che risultavano in servizio per ATS Metropolitana a giugno 2021 erano complessivamente 2.096, di cui 853 a Milano città come mostra la seguente tabella

Milano città Residenti nel 2019 Medici attivi 1 medico ogni n residenti
Municipio 1 99.518 65 1.531
Municipio 2 163.049 116 1.406
Municipio 3 144.544 70 2.065
Municipio 4 162.287 100 1.623
Municipio 5 126.927 76 1.670
Municipio 6 152.130 96 1.585
Municipio 7 176.823 103 1.717
Municipio 8 190.620 118 1.615
Municipio 9 188.463 109 1.729
Totale 1.404.361 853 936

[1] Stima fatta dalla Federazione Medici di Medicina Generale.

Nello stesso periodo il Bollettino Regionale del 9 giugno che censisce gli “Ambiti Territoriali Carenti”, cioè gli incarichi per i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e le ore di Guardia Medica vacanti, emetteva un bando per reclutare le posizioni mancanti.

Il problema riguarda tutta la Lombardia: nella tabella 2 sono indicati i dati in dettaglio (risultanti al 9/6/21) : in totale, a quella data, erano scoperti 786 posti di medici di medicina generale[1]  (oltre a posizioni di pediatri ed a ore di Guardia Medica)!

 

Medici mancanti

ATS Metropolitana                  245  di cui 221 a Milano città
e 24 nel Lodigiano

ATS della Montagna (Sondrio)     26
ATS Pavia                                  28
ATS Bergamo                             77
ATS Brianza (Monza)                   77
ATS Brescia                                103
ATS Val Padana (Mantova)           117
ATS Insubria (Varese)                 113

I dati, come ovvio, possono essere parzialmente cambiati, visto che la Regione ha rimesso a bando i posti per “gli ambiti territoriali carenti” , ma se vogliamo fare un semplice calcolo i 786 medici mancanti lasciano privi di assistenza oltre un milione di cittadini (786×1.300 assistiti mediamente). Naturalmente si sta tamponando il grosso con molte misure precarie, ma l’allarme è estremamente serio e concreto.

Tra i rimedi più in voga che vengono proposti ci sono quelli di aprire gli ambulatori anche agli specializzandi, con un numero limitato di pazienti (massimo 650) e di consentire ai medici in attività di portare il numero di pazienti massimo da 1.500 a 1.750 o addirittura a 2.000. Su questa soluzione avanziamo molte perplessità, perché l’età media degli italiani (secondi al mondo per il tasso di anzianità, e quindi bisognosi di più assistenza) e la situazione problematica che stiamo vivendo abbasserebbe di molto la soglia di assistenza da dedicare ai singoli pazienti, rendendo difficile agli stessi medici la gestione delle persone loro affidate, con ulteriori gravi rischi per la salute.

 

[1] htpp:/ilgiorno 26.6.21