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Svetanka: “Appartengo a quella categoria di lavoratori che a causa della pandemia ha dovuto scegliere tra la salute e il posto di lavoro” email stampa

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Svetanka è una delle tante lavoratrici domestiche che sono state dimenticate dalla pandemia e che sono invece una vera e propria spina dorsale del Paese. Come Acli Milanesi, soprattutto con le Acli Colf, siamo sempre state a fianco di queste lavoratrici e lavoratori fondamentali per la vita di molte famiglie, che da marzo dell’anno scorso hanno vissuto situazioni molto difficili. Svetanka ha portato la sua testimonianza durante la manifestazione #ORABASTA sotto Palazzo Lombardia il 25 gennaio. Di seguito il suo contributo.

«Mi chiamo SVETANKA e sono una assistente famigliare iscritta all’associazione ACLI COLF che qui voglio ringraziare per l’aiuto e il sostegno. Sono una delle 160 mila lavoratrici che si occupano del lavoro di cura nella Regione Lombardia.

Appartengo a quella categoria di lavoratori che a causa della pandemia ha dovuto scegliere tra la salvaguardia della propria salute e la conservazione del posto di lavoro senza poter contare su nessun tipo di aiuto pubblico.

Agli inizi della crisi pur di mantenere il posto di lavoro abbiamo fatto molti sacrifici. Accordandoci con le famiglie abbiamo usufruito delle ferie, di permessi, di anticipi sul TFR, abbiamo accettato riduzione di orari di lavoro pur di garantirci in questo modo una retribuzione seppure ridotta.

Ma ad oggi la sospensione dal lavoro e lo smart working di molte donne che si avvalevano di una collaboratrice familiare o di una baby sitter per poter svolgere la loro attività fuori dall’ambito familiare, hanno di fatto causato numerosi licenziamenti.

Per le lavoratrici domestiche non è prevista la cassa integrazione né il divieto di licenziamento, né alcun tipo di indennità specifiche.

Durante il primo lockdown ho avuto problemi di salute e sono stata ricoverata in ospedale in un reparto Covid. Quindi, ho dovuto seguire tutte le procedure di protezione. Dopo le dimissioni dall’ospedale ho fatto la quarantena obbligatoria a casa. La mia assenza dal lavoro per questa malattia è durata un mese. Come previsto dal Contratto nazionale mi sono stati riconosciuti in totale 15 giorni di malattia, tutti quelli che mi spettano in un anno, gli altri giorni di assenza sono stati considerati ferie.

Il lavoro domestico è un lavoro caratterizzato da precarietà e da assenza di protezione anche se svolge una funzione di cura sussidiaria fondamentale per le famiglie della Regione.

In questi anni non abbiamo constatato nessun sostegno da parte di Regione Lombardia. Chiediamo un aiuto economico concreto per sostenere le lavoratrici e i lavoratori licenziati

Chiediamo la riforma e lo sviluppo del sistema delle cure domiciliari territoriali che vada a sostenere le esigenze della categoria dei lavoratori domestici aiutando così anche le famiglie

Chiediamo l’attuazione della Legge n.15/2015 che istituisce gli albi delle assistenti famigliari una delle poche leggi che riguarda il nostro settore. Inoltre ci auguriamo che la specificità del nostro lavoro venga tenuta in considerazione anche nella campagna vaccinale, il nostro rischio di contrarre e trasmettere il virus dovrebbe essere valutato nella definizione delle priorità per la vaccinazione equiparando colf e badanti a tutti gli altri assistenti socio-sanitari, come richiesto dalle ACLI COLF a livello nazionale.

La nostra categoria ha fatto tanti sacrifici per garantire la cura delle persone fragili e trovare mediazioni per mantenere il posto di lavoro chiediamo alla REGIONE LOMBARDIA altrettanta CURA e COMPETENZA!
 Svetanka Nikolova