Terremoto in Ecuador

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Il 17 aprile 2016 un tremendo terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito lo stato sud americano provocando più di 700 morti e 20.000 persone senza casa. La testimonianza di Sidney un'ecuadoregna che vive dal 2001 in Italia e una serata Ipsia dedicata a questo tema.

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Questa, brevemente, la mia presentazione e il mio ricordo sul terremoto in Ecuador.

Mi chiamo Sidney, ho 36 anni e sono nata in Ecuador. Nel 2001 sono arrivata in Italia. Senza documenti. L’anno prima era arrivata qui mia mamma.

Per tanti anni ho sofferto la povertà e molte umiliazioni. Lavori sottopagati, il non poter frequentare luoghi affollati per paura dei controlli. Piano piano sono riuscita a migliorare la mia situazione, con lavori sempre più stabili. Anche se in nero. E piano piano ho imparato la vostra lingua.

Nel 2010 ho conosciuto Cristian: il mio attuale marito. Ci siamo sposati nel 2012 e sempre nel 2012 ho finalmente avuto il mio permesso di soggiorno. E così finalmente il mio primo lavoro regolare, la prima carta identità, il primo medico di famiglia.

Sono nata a Portoviejo, provincia di Manabì. Il 16 Aprile un terribile terremoto ha colpito la mia città e la mia provincia. Ci sono stati più di 700 morti ufficiali. E 20.000 persone che non hanno più una casa. Dopo il terremoto si sono dovuti abbattere scuole, banche, uffici pubblici, ospedali, perché danneggiati irrimediabilmente.

Dal giorno dopo con mio marito ci siamo impegnati per cercare di aiutare il mio paese. Abbiamo preso contatto con il consolato dell’Ecuador di Milano. Il Consolato nei primi giorni dopo il terremoto aveva aperto solo un conto corrente per raccogliere fondi. Anche a seguito della nostra insistenza veniva aperta una raccolta di merce non deperibile da spedire in Ecuador. La stessa cosa stava succedendo in tutti i consolati del mondo.

In poco più di un mese abbiamo raccolto decine e decine di pacchi grazie alle donazioni di amici e colleghi di mio marito. La solidarietà è stata tanta da parte di tutti. Un negozio d’abbigliamento della Brianza ha donato un furgone intero di vestiti nuovi. Una farmacia medicinali di ogni tipo, tantissima merce alimentare è stata donata (pasta, riso, tonno, farina, legumi…). Alla fine il Consolato ha spedito 3 container di merce!

L’8 maggio, tre settimane dopo il terremoto, mia mamma, che aveva perso il lavoro da poco, decide di tornare a Portoviejo per 3 mesi, per aiutare direttamente chi aveva bisogno. Molta gente non si fida a mandare soldi o merce all’ambasciata. Molti amici ci mandano così soldi che noi mandiamo direttamente a mia madre. Mandiamo a tutti foto delle ricevute di spedizione.

Mia mamma con i soldi compra merce alimentare che consegna direttamente alle persone più bisognose. Anche di queste consegne facciamo foto che mandiamo a chi ha spedito soldi.

Il mio paese stava progredendo molto negli ultimi anni, grazie ad un grande presidente: Rafael Correa. Già al secondo mandato e prossimo al terzo mandato. Nel 2014 è iniziata una crisi economica provocata dal calo del prezzo del petrolio (dimezzato in poco tempo e prima fonte di ricchezza del paese). Il terremoto è stato un altro duro colpo.

Molta gente ha ancora bisogno di un aiuto. Le persone che hanno perso la casa, chi ha perso il lavoro, come mia sorella, perché il suo ufficio o negozio è crollato. Chi ha problemi perché molta speculazione si sta facendo come sempre quando accadono queste tragedie e tanti prodotti di prima necessità hanno avuto aumenti di prezzi ingiustificati.

Una bellissima canzone sudamericana dice che il nostro popolo è un popolo senza gambe ma che cammina…ce l’abbiamo sempre fatta anche se con tante difficoltà, ce la faremo anche questa volta…

 Sidney Garbaz

Assemblea soci Ipsia con serata a tema sul terremoto in Ecuador