Tornare ad Assisi per riscoprire la Repubblica fondata sul lavoro

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Molto tempo è già passato dall’indimenticabile incontro di Assisi del 1986 dei rappresentanti delle più grandi religioni del mondo, per pregare e invocare il dono della pace, in un pianeta dove si deve vivere insieme alla ricerca di un nuovo umanesimo fondato sul dialogo e sulla convivenza fraterna.

Ritornare oggi, in tempi di guerra in Europa e in altri Continenti, è una sfida da raccogliere per continuare a sperare la pace possibile, da costruire nell’epoca della globalizzazione, con la riscoperta dei diritti inalienabili di ogni popolo e  persona alla libertà, all’eguaglianza, al lavoro e alla giustizia sociale, contro ogni violazione territoriale, oppressione e discriminazione.

Lo “spirito di Assisi” sembra infatti aver coinvolto ancora i giovani economisti e imprenditori di oltre 100 Paesi che, alla luce di “Fratelli tutti”, hanno accolto l’invito di “The economy of Francesco” per la tutela della terra e la valorizzazione dei beni comuni, con un nuovo modello di sviluppo, nell’era della riconversione tecnologica generata dall’intelligenza artificiale, in ascolto del grido dei poveri, degli emarginati, degli esclusi, degli scartati e degli “invisibili”.

L’intervento conclusivo di Papa Francesco sulla crisi ambientale, sulla conversione ecologica, sull’inverno demografico, sulla sostenibilità sociale, sulle solitudini e sulle disuguagliane, ha aperto la strada a cammini nuovi, al buon vivere, alla creatività, all’ottimismo e al coraggio dei giovani, degli studenti, degli studiosi e dei lavoratori, per l’incarnazione dei valori in opere concrete, con le idee che devono diventare impegno quotidiano nel linguaggio intrecciato fra la testa, il cuore e l’attività delle mani.

Anche il tradizionale incontro nazionale di studio delle Acli su “Dignità e lavoro, vie per la speranza”, ha trovato ad Assisi il terreno fertile per continuare la riflessione sul futuro da costruire sulla centralità del lavoro dignitoso per tutti, come condizione per essere cittadini attivi nella congiuntura finanziaria, economica e sociale che stiamo attraversando.

Diritti e doveri della comunità, tra pandemia, inflazione, crisi energetica e guerra ai confini, per una civiltà dei valori nel rispetto della vita, delle fragilità e delle disabilità, con la valorizzazione dei talenti di ciascuno nella costruzione della casa comune e della giustizia, nell’attività quotidiana, senza esclusioni o scarti, con la speranza di riuscire a vincere la tentazione dell’individualismo e del pessimismo con la solidarietà operante nella realtà locale.

Le crisi del lavoro che scompare per le delocalizzazioni all’estero e per le conseguenze dell’innovazione tecnologica, vanno affrontate nell’emergenza per superare disuguaglianze e ingiustizie, con compassione e passione, aiutando le persone a trovare un posto nella società e condividendo i percorsi di inclusione, nella ricerca della valorizzazione delle professionalità acquisite da aggiornare con una riqualificazione permanente finalizzata all’emergere dei nuovi mestieri.

Le varie e articolate relazioni e testimonianze nei tre giorni del Convegno , con interventi di esperti sui temi del lavoro e di operatori impegnati nella sperimentazione di nuove opportunità occupazionali, hanno evidenziato che va superata la crescente alienazione di processi produttivi ormai acefali e la tentazione ricorrente della politica assistenziale, per una riconciliazione lavorativa in armonia con le esigenze del rispetto della dignità e del “giusto salario” personale, anche nella dimensione delle necessità familiari, spesso sottovalutate, con gravi conseguenze per la coesione sociale.

Se il buon lavoro realizza l’uomo, è allora indispensabile ripensare l’attuale modello di sviluppo e attivare la catena della solidarietà, nell’interdipendenza e nella cura reciproca, con una nuova stagione di alternativa all’insostenibilità “spirituale” del capitalismo, per la dignità di ogni lavoratore, in una economia sostenibile e degna fondata su valori e obiettivi di promozione e sviluppo.

Per i Sindaci invitati al confronto sulle “vie della speranza”, si devono superare le disuguaglianze territoriali con le amministrazioni condivise, le esperienze e i fatti concreti, le cooperative di comunità, l’attivazione dei sogni e utopie dei giovani, l’economia civile, l’ascolto delle fragilità, della povertà e delle solitudini con progetti condivisi e realizzati con la partecipazione dei cittadini.

Il dialogo conclusivo fra Tassinari, Russo e Manfredonia delle Acli con Stefano Landini  del Sindacato e Vanessa Palluchi del Terzo settore, ha infine fatto emergere la questione delle politiche attive del lavoro, del disagio sociale che diventa rabbia, della tentazione di andare all’estero, del rischio e della vulnerabilità dei lavori precari, della difficoltà di vivere una vita dignitosa.

Si deve sviluppare una coscienza collettiva per evitare le fratture sociali e l’aumento delle povertà, affrontando le ingiustizie distributive dei redditi, l’isolamento degli anziani non autosufficienti, il pericolo della conflittualità sociale, con la lotta alle discriminazioni, la qualità dl lavoro, la partecipazione dei lavoratori a difesa dei diritti e della libertà dal bisogno.

L’obiettivo è la rigenerazione dell’economia e della politica, con coraggio e realismo, nel clima della prossimità e della fraternità operante, avendo uno sguardo aperto alla speranza e alla trascendenza.

La Costituzione è quindi tornata a casa ad Assisi per rilanciare l’obbligo di riconoscere a ”tutti i cittadini il diritto al lavoro”, con la promozione delle “condizioni” che lo rendano veramente effettivo per il progresso materiale e spirituale della società