Un decreto per far emergere gli “invisibili”

Un decreto per far emergere gli “invisibili” email stampa

La campagna Ero straniero, come anche molte organizzazioni, infatti, hanno lanciato appelli perchè il governo adotti misure più efficace e a lungo termine, come la concessione di permessi della durata di un anno, convertibili e rinnovabili, anche per ricerca di lavoro, e si aspettano che si giunga finalmente ad una soluzione, tenendo conto solo del bene del Paese

437
0
SHARE
Foto di Michael Drummond da Pixabay

Il decreto, ribattezzato Rilancio dal Governo, pare essere in bilico su un tema, che divide gli alleati di governo e indigna le opposizioni: la regolarizzazione dei lavoratori irregolari.

Tutto è iniziato in un’informativa di metà aprile alle Camere, durante la quale il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, sulla scia dell’allarme lanciato da imprese e associazioni sulla carenza di manodopera alle porte della stagione del raccolto, ha proposto una regolarizzazione per “gli extracomunitari che ricevano offerte di lavoro”. Si parla di una carenza di manodopera stagionale tra 270mila e 350mila lavoratori, in particolare nei settori ortofrutticolo e dell’allevamento.

Mentre le opposizioni annunciano che scenderanno in piazza, se verrà realizzata quella che chiamano sanatoria, gli alleati di governo, dopo l’ultimatum del ministro Bellanova, stanno faticosamente cercando di raggiungere un compromesso. La scorsa settimana si era stretto un accordo su una proroga di 3 mesi del permesso di soggiorno per i lavoratori stranieri, ai quali sia scaduto il contratto come lavoratori stagionali nel settore agricolo e del lavoro domestico. La proposta originaria sarebbe stata ridimensionata, quindi, sia quanto al numero delle persone coinvolte, sia quando all’estensione della misura. Infine, nonostante una nota di Palazzo Chigi del 12 maggio spieghi che “è stata raggiunta una sintesi politica rimettendo alla ministra Lamorgese il compito di tradurla sul piano tecnico-giuridico”, il governo non appare ancora compatto sul punto. In ogni caso la misura a cui sta lavorando è di natura temporanea e precaria, non idonea a risolvere la questione dell’irregolarità.

Al di là delle posizioni politiche contrapposte, emergono diverse altre ragioni dell’opportunità di una regolarizzazione, oltre a quella di ovviare alla carenza dei lavoratori stagionali nelle nostre campagne, argomento non condiviso anche da Ettore Prandini, presidente nazionale della Coldiretti, il quale ha affermato che “di questi immigrati in agricoltura ne lavorano ben pochi”.

Innanzitutto una motivazione è quella sanitaria, fondamentale e ancora più pressante nell’ambito dell’emergenza Covid-19, che ha colpito così duramente il nostro paese e che ancora spaventa. La regolarizzazione, infatti, consentirebbe a queste persone, che secondo le più recenti stime sono circa 600,000 (ISPI, 2020), di accedere alle cure sanitarie e ai controlli, mentre ora vi sfuggono, mettendo a rischio la vita e la salute di tutti.

L’opportunità di una regolarizzazione di questo tipo, però, è data anche, e forse soprattutto, dall’esigenza di far emergere dall’invisibilità persone che già sono presenti in Italia e già vi lavorano. Solo in questo modo si può evitare che siano sottoposte a ricatti e condizioni di sfruttamento, ad esempio nell’ambito del caporalato, legati proprio alla loro irregolarità, e quindi si può consentire loro di godere di diritti e vivere una vita dignitosa.

La campagna Ero straniero, come anche molte organizzazioni, infatti, hanno lanciato appelli perchè il governo adotti misure più efficace e a lungo termine, come la concessione di permessi della durata di un anno, convertibili e rinnovabili, anche per ricerca di lavoro, e si aspettano che si giunga finalmente ad una soluzione, tenendo conto solo del bene del Paese.

L’appello della campagna #ioaccolgo Regolarizzazione di lavoratori e lavoratrici stranieri: garantire diritti e dignità