Una nuova legge elettorale

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di Lorenzo Gaiani – 05/05/2015

 

Con il voto della Camera dei Deputati il 4 maggio in terza lettura il Parlamento ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale, ribattezzata Italicum, che trae le sue origini dall’accordo stipulato nel gennaio 2014 tra Matteo Renzi, allora da poco Segretario del PD, ed il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi a seguito della sentenza 1/2014 della Corte costituzionale che cancellava alcuni aspetti fondamentali della precedente legge elettorale del 2005 soprannominata “porcellum”.

Questo accordo era in qualche misura necessitato da un lato dal fatto che la sentenza della Consulta – che a molti apparve irrituale – aveva generato un sistema monco che di fatto riproduceva un meccanismo pressoché interamente proporzionale, garanzia sicura di instabilità dei Governi e quindi di ingovernabilità. D’altro canto, l’indisponibilità di altre forze politiche, a partire dal Movimento 5 stelle che era risultato il partito più votato alle elezioni politiche del 2013, a sedersi al tavolo delle trattative rendeva necessario l’accordo con Berlusconi, per quanto indigesto a certi settori del PD e dell’opinione pubblica perché arrivava all’indomani della condanna definitiva di Berlusconi per evasione fiscale e della sua conseguente estromissione dallo scranno senatoriale.

La legge veniva votata una prima volta dalla Camera, riapprovata dal Senato poco prima delle dimissioni del Presidente Napolitano, e approdava alla Camera di nuovo alla fine dell’aprile scorso quando si era consumata la rottura fra i due contraenti del cosiddetto “patto del Nazareno”, frattura causata dall’ira di Berlusconi contro l’elezione al Quirinale di Sergio Mattarella.

Quali sono i punti salienti della nuova legge? Forse è necessario esaminarli a partire dalle questioni che formarono a suo tempo oggetto di censura da parte della Corte costituzionale.

Il Porcellum era essenzialmente una legge di tipo proporzionale che prevedeva un premio di maggioranza pari al 55% dei seggi in palio che venivano assegnati alla lista o alla coalizione di liste che ottenessero la maggioranza relativa dei voti; la Consulta criticò il fatto che non venisse prevista una soglia minima percentuale per l’assegnazione di tale premio. La nuova legge elettorale, l’Italicum, prevede invece che il premio scatti alla lista (le coalizioni non sono più previste) che ottenga in prima istanza il 40% dei voti validi espressi, ovvero, nel caso nessuna lista raggiunga questo risultato, il premio si intende assegnato alla lista che vinca il turno di ballottaggio fra le prime due (e non sono previsti apparentamenti fra primo e secondo turno).

La legge del 2005 prevedeva una serie complicata di soglie minime di consenso per l’accesso alla rappresentanza parlamentare: ora queste soglie sono state unificate al 3% dei voti validi espressi su base nazionale.

Infine, ed è un punto dirimente, la legge del 2005 prevedeva che i parlamentari venissero eletti in base all’ordine di presentazione delle liste delle varie circoscrizioni regionali o subregionali, le cosiddette liste rigide. Da notare che la Consulta, quando abrogò questo istituto, spiegò nelle motivazioni della sentenza che non lo contestava in sé (le liste rigide sono molto diffuse nei sistemi elettorali europei) , ma censurava il fatto che esse venissero applicate a realtà territoriali amplissime, rendendo impossibile l’identificazione del candidato da parte dell’elettore, e dichiarando ugualmente accettabili sia le preferenze, sia i collegi uninominali sia le liste rigide qualora tuttavia applicate a circoscrizioni più ristrette e quindi con un minor numero di candidati. L‘Italicum aumenta a 100 il numero delle circoscrizioni elettorali, ed abolisce le liste rigide riservando un solo capolista fisso alle varie liste, con la possibilità per l’elettore di esprimere una o due preferenze (purché distinte per genere) per gli altri candidati della lista prescelta.

Il quadro complessivo dell’Italicum è indubbiamente quello di una legge votata alla governabilità, nel senso di garantire che al primo o al secondo turno vi sia una lista, un partito, che ottienga un premio di maggioranza tale da garantire la possibilità immediata di formazione del Governo sotto la guida del suo leader, secondo la prassi diffusa delle democrazie europee. Nello stesso tempo, viene garantita la possibilità di accesso alla rappresentanza parlamentare a chiunque acceda alla soglia minima del 3%, mentre si definisce un più diretto rapporto di riconoscibilità e di selezione fra candidato ed elettore.

La legge elettorale entrerà in vigore nel luglio 2016 e sarà applicabile solo alla Camera: il suo presupposto fondamentale infatti è la trasformazione del bicameralismo paritario attualmente sancito dalla Costituzione con la trasformazione del Senato in una Camera non eletta direttamente dai cittadini che partecipi alla definizione delle leggi in stretto raccordo con le Regioni ed il sistema delle autonomie e comunque perda la possibilità di dare e togliere la fiducia ai Governi, anche qui in sintonia con tutti gli altri grandi sistemi costituzionali dell’Europa occidentale.

Sta ora al premier Renzi, l’indubbio vincitore di queste difficili giornate, il compito di procedere con equilibrio e capacità di dialogo e di sintesi alla gestione della seconda fase delle riforme istituzionali, sia cercando di ricompattare il suo stesso Partito, diviso da una fronda che mischiava elementi di critica (alquanto strumentali) all’impianto della legge con un’evidentissima volontà di mettere in crisi un leader troppo forte, sia cercando di trovare dei consensi anche al di fuori del perimetro della maggioranza.