Verso le amministrative: Idee per un governo delle comunità

Verso le amministrative: Idee per un governo delle comunità email stampa

Saranno 31 i Comuni del territorio – che comprende la città metropolitana di Milano e la provincia briantea- che saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti nei governi locali

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Il Documento delle Acli Milanesi – approvato dal Consiglio delle Acli milanesi dell’8 maggio – in vista delle elezioni amministrative 2017 in programma il prossimo 11 giugno. L’eventuale ballottaggio si terrà domenica 25 giugno.

L’11 giugno i cittadini di 31 Comuni del nostro territorio – che comprende la città metropolitana di Milano e la provincia briantea (tra cui numerose città sopra i 15.000 abitanti dove siamo presenti come: Monza, Sesto San Giovanni, Legnano, Cesano Maderno, Meda, Senago, Garbagnate, Abbiategrasso, Magenta, Buccinasco, Melegnano, San Donato, Cernusco sul Naviglio, Melzo, Vimodrone) – saranno chiamati ad eleggere i propri rappresentanti nei governi locali. Questo importante avvenimento democratico è per noi un’occasione per riflettere sulle azioni che abbiamo intrapreso per “collaborare (con) e vigilare su” le amministrazioni comunali.

Un rinnovato impegno per la democrazia

In questi anni in cui la democrazia è sempre più in crisi e in cui la politica è venuta meno alla propria vocazione pedagogica, l’impegno delle Acli milanesi è stato profuso nel pensare e nell’attuare concrete azioni a tutela del bene comune e del buon amministrare nonché di molti tra coloro (ragazze e ragazzi, adulti e persone mature) che hanno maturato il desiderio e la volontà di prendersi cura, attraverso il proprio impegno politico, dei propri territori dimostrando sincera e disinteressata passione civile.

L’”azione di base”, la prima cioè a essere sviluppata, è stata “Il Bene Comune ha bisogno di te”: una serie di percorsi tematici con lo scopo di alfabetizzare o fornire utili approfondimenti di supporto e di ausilio all’amministrazione delle comunità locali.

Fra le proposte in questo ambito sono anche da evidenziare gli itinerari svolti in favore degli aclisti impegnati come amministratori locali che hanno avuto lo scopo di creare una rete di scambio di saperi e buone prassi.

A corredo e supporto di tutti questi momenti formativi sono stati pubblicati tre “quaderni” contenenti approfondimenti e studi specifici su aspetti relativi al governo delle nostre città.

Con questo documento vogliamo mettere a frutto questo lavoro cercando di offrire alla preziosa azione dei Circoli uno strumento sintetico, una sorta di “distillato” di un lavoro pluriennale, nell’auspicio che essi, nella loro preziosa azione sociale, possano trarne spunto o ancor meglio “adattarlo” alle realtà locali.

 

Milano e le terre ambrosiane: “stato dell’arte”, identità profonda e “cornice” metropolitana

Milano e le terre ambrosiane stanno vivendo una fase in parte distonica rispetto al resto del Paese: la crisi con il suo portato di aumento delle diseguaglianze pare essere in larga misura superata dal punto di vista produttivo mentre maggiori e intollerabili criticità permangono sul piano sociale; amministrazioni di stampo riformista governano con una certa continuità i principali centri del territorio, la provincia di Monza e la città metropolitana meneghina; il saldo migratorio è attivo rispetto al 2008 così come è in costante crescita il numero di studenti europei che sceglie i nostri atenei per completare il proprio percorso di studi; il settore turistico-culturale (con Expo e dopo Expo) si è affiancato prepotentemente alle tradizionali vocazioni manifatturiere e terziare che hanno ripreso a correre grazie soprattutto all’export; il divario tra i redditi più alti e quelli più bassi è aumentato secondo un recente studio del nostro IREF del 7,2% dal 2008; i posti di lavoro sono leggermente aumentati ma con un fiorire di contratti “intermittenti” e meno garantiti, mentre la spesa sociale si è mantenuta costante a fronte di bisogni crescenti; le reti di terzo settore si sono rafforzate ed hanno aumentato la propria capacità di gestire “pezzi” di welfare sostenute da un forte volontariato, da una peculiare partnership con il sistema delle fondazioni bancarie e da forme innovative di collaborazione con il settore for profit; infine la disoccupazione giovanile è circa la metà di quella nazionale ma è circa il doppio di quella registrata nelle città di riferimento del centro e nord Europa.

C’è un dato immateriale che tuttavia ci sembra di cogliere: si è iniziato nuovamente a guardare al futuro con speranza e in larga parte della classe dirigente è maturata la consapevolezza che senza coesione sociale non c’è vero sviluppo. In particolare – e l’ultimo a ricordarcelo in ordine di tempo è stato papa Francesco nella recente visita alla Diocesi nell’omelia al parco di Villa Reale – in molti stanno riscoprendo l’anima più profonda dell’ambrosianità ovvero che solo dall’inclusione nasce l’innovazione, che solo coniugando solidarietà ed imprenditorialità si crea una società aperta e accogliente, pacifica e feconda.

Da molti anni si avverte infine la necessità che un territorio con queste caratteristiche e queste potenzialità abbia istituzioni politiche in grado di condurre un processo di sviluppo locale equo e sostenibile. Come associazione e come terzo settore insieme alle forze sindacali e a quelle datoriali abbiamo investito sulla nascita della città metropolitana e su possibili accordi di programma con le province ad essa circostanti (a partire da quella dalla Brianza) perché la politica possa riconquistare il posto che le spetta nel governo della comunità ambrosiana. Purtroppo il percorso degli enti sovraccomunali subregionali sconta una fase di preoccupante stand by di cui non si vede ancora la via di uscita. Ciononostante, come Acli, crediamo non ci si debba rassegnare ma continuare a guardare a quanti in Europa (da Barcellona alle grandi capitali) hanno messo in campo efficaci modelli di governance delle istanze metropolitane (dai trasporti, allo sviluppo economico, dal welfare alla cultura). Per fare ciò occorrerà una politica dei fatti e delle alleanze (principalmente con le altre due grandi aree metropolitane italiane) che porti ad innovazioni legislative e a collaborazioni e programmazioni reali favorite dalle istituzioni, anche in assenza di risorse adeguate.

 Alcune proposte programmatiche

Consapevoli di questi elementi di contesto, consapevoli che le misure “settoriali” che proporremo devono essere parte di una visione complessiva ed integrata del governo delle nostre città proviamo ad avanzare alcune proposte.

In materia di politiche sociali riteniamo di dover sottolineare come (in un tempo di inesorabile calo dei fondi destinati e di aumento costante del disagio) sia necessario passare da un welfare distributivo ad un welfare in grado di generare risorse proprie all’interno delle comunità, in un’ottica restitutiva, promuovendo processi di conoscenza diffusa per l’integrazione delle reti locali, ripartendo da un’analisi condivisa della realtà e dei bisogni.

È necessario quindi, a nostro avviso, promuovere una coprogrammazione ed una coprogettazione dei servizi tra ente locale e terzo settore, una comune formazione tra gli operatori del pubblico e del non profit, una costante promozione dell’attivazione dei cittadini per la cura e la presa in carico dei beni comuni, siano essi materiali o relazionali. Occorre attivare forme nuove di collaborazione tra operatori per saper cogliere le solitudini e le fragilità e accompagnare le persone verso una riattivazione sociale perché lo sviluppo delle relazioni sia “antidoto” contro una vulnerabilità sociale crescente. Occorre altresì fare rete tra i comuni negli ambiti stabiliti (dopo l’approvazione della Legge 328) guardando con favore alla future zone omogenee della città metropolitana.

Le nostre comunità sono divenute e saranno sempre di più società multietniche e multireligiose: si tratta di un fenomeno storico inarrestabile (uno dei tratti fondamentali del cambiamento d’epoca continuamente evocato da Bergoglio). Occorre dunque lavorare perché prevalga la fiducia sulla paura, l’inclusione sulla marginalizzazione, e perché il “multi divenga sempre più inter”.

Accogliere è un dovere ma è anche interesse strategico delle nostre città. Gli enti locali possono e devono avere un compito importante nel condurre il processo di integrazione e di evoluzione sociale, culturale ed economica. Nei programmi per i richiedenti asilo occorre giungere ad una compartecipazione attiva e responsabile con la pianificazione europea e nazionale per la suddivisione intelligente delle quote assegnate e frazionate per ogni comune e occorre sviluppare politiche interistituzionali e di coinvolgimento della società civile, partendo dalle scuole e dalla valorizzazione dell’impegno civico dei migranti.

In materia di abitare e custodire il territorio è opportuno discernere tra le politiche urbanistiche a servizio della persona e quelle che invece seguono altre logiche; è necessario saper interpretare la metamorfosi delle nostre città avendo come principi di riferimento la rigenerazione urbana, la riqualificazione degli spazi già costruiti (in luogo di un ulteriore ed improponibile consumo di suolo), e di quelli che cessano di avere una loro funzione (scali ferroviari, aree industriali o militari), la costruzione di spazi urbani che diventino luoghi che generino relazioni e occasioni di socialità, di cultura e benessere, la promozione dell’housing sociale e di una architettura che renda più “belle” le nostre città, ma anche di una mobilità “pulita” e di un’agricoltura “sana” e integrata con il sistema metropolitano dei parchi. È opportuno infine sfruttare al meglio le grandi potenzialità ecologiche ed economiche che “buone” politiche di risparmio, efficienza e produzione dell’energia oggi possono offrire alle comunità locali.

Amministrare le finanze comunali, fare delle politiche di bilancio eque e di sviluppo, soprattutto in tempi di scarse risorse economiche, di patti di stabilità che impediscono ai Comuni virtuosi di spendere le riserve faticosamente accumulate, di oneri di urbanizzazione giustamente inutilizzabili per coprire la spesa corrente e di debole crescita è un’impresa molto complicata. Le nostre municipalità sono chiamate a scelte innovative, ad innescare processi virtuosi, a mettere in campo un approccio culturale diverso ai problemi.

Occorre saper tagliare gli sprechi, chiedere la collaborazione e la partnership delle forze economiche e sociali, saper creare economie di scala nella gestione dei servizi collaborando con gli altri enti locali (creando associazioni intercomunali di servizi) così come nella progettazioni di interventi che richiedono il contributo di risorse regionali, nazionali o europee o messe a disposizione dal sistema delle fondazioni bancarie. Innescare meccanismi partecipativi dei cittadini e dei lavoratori delle amministrazioni che oltre ad individuare le azioni migliorative sappiano poi prendersi cura dei processi (spesso micro) che si decide di mettere in atto.

Occorre sviluppare maggiori capacità di “rendicontazione sociale”, di trasparenza e precisione delle comunicazioni sociali e di coinvolgimento delle forze produttive e sociali per amministrare meglio anche dal punto di vista della gestione, dell’accountability e dell’efficace uso delle risorse del territorio.

I giovani sono oggi paradossalmente la parte più penalizzata della società: fare oggi delle politiche per la gioventù vuol dire favorire opportunità di lavoro e di protagonismo alle ragazze ed ai ragazzi delle nostre comunità, in particolar modo a coloro che sono a rischio di marginalità ed esclusione.

Gli enti locali anche in questo caso possono cercare alleanze e convocare tavoli, realizzare servizi innovativi, mutuare buone pratiche da progetti e realizzazioni che il terzo settore ed il pubblico hanno messo in campo in questi anni sia con i drop out o i neet ma anche per il protagonismo dei giovani cittadini che pur avendo un lavoro hanno scarse opportunità di esercitare un impegno civico. L’orientamento allo studio ed al lavoro per i giovani sono due compiti non tradizionalmente svolti dal territorio e sul territorio, ma che nella situazione di grave difficoltà e di grande disagio che stiamo vivendo devono necessariamente aggiungersi ai compiti dei comuni e delle loro comunità, in collaborazione con le altre istituzioni e con le forze vive della società.  

La legalità è il presupposto essenziale perché la politica sia credibile e la società riconosca il valore dell’etica pubblica e privata ed insieme è la battaglia da vincere ogni giorno perché il rispetto ed il valore delle regole venga agito nelle nostre comunità rubando spazio alla criminalità organizzata, all’evasione fiscale e ad altri pessimi comportamenti. Dai momenti educativi, ad un intelligente contrasto a chi non fa il proprio dovere di contribuente, dalla lotta al gioco d’azzardo, fino al reimpiego per usi sociali dei beni sequestrati alle mafie, dal sostegno alle reti di comuni per la legalità, ai severi controlli sui comportamenti innanzitutto della pubblica amministrazione sono molte le iniziative di cui i comuni possono essere attori o capofila.

La cultura, come leva di cambiamento e come elemento di costruzione della bellezza, è la duplice accezione con cui intendiamo le politiche che le amministrazioni possono realizzare in questo ambito. A fronte di risorse decrescenti, l’unico modo per invertire la tendenza in uno dei “giacimenti” per il futuro del Paese è investire su idee che fungano da catalizzatore di energie. Illuminanti intuizioni che valorizzino le eccellenze e le “biodiversità” culturali delle nostre comunità possono avere una funzione trainante ed attrattiva e molti sono gli esempi di micro azioni e di ambiziose iniziative in tal senso. Riteniamo che valorizzare i talenti e la ricchezza artistica (in ogni sua forma ed espressione), a partire dall’enorme patrimonio che il nostro Paese possiede sia la via da seguire e perseguire con estro e determinazione.

Provando infine a dare una chiave di lettura unitaria dell’agire civico e civile riteniamo fondamentale l’impegno per affermare la nonviolenza come stile politico, come Acli siamo convinti che il compito di un’amministrazione locale sia quello di governare il territorio che rappresenta, avendo a cuore la gestione dei propri conflitti e problemi interni, con lo sguardo aperto e con la mano tesa verso i problemi ed i conflitti del pianeta; come amava dire il sindaco “santo” Giorgio La Pira: “il buon amministratore è colui che si preoccupa contestualmente dell’illuminazione delle strade e della pace nel mondo”. Per questa ragione accanto al già richiamato impegno per l’integrazione e per un welfare, un’urbanistica, una cultura e un’amministrazione delle risorse che mettano al centro la persona e la cura della casa comune, riteniamo che le nostre comunità debbano promuovere, nei limiti del possibile, la cooperazione internazionale decentrata: uno scambio tra comunità di diversi luoghi del pianeta, ispirato a principi di reciprocità e solidarietà.

Ad un mese dalle amministrative

In queste settimane molti circoli stanno promuovendo i confronti tra i candidati alla carica di Sindaco. L’augurio è che le nostre proposte possano essere d’aiuto per sviluppare meglio i dibattiti che si svolgeranno ed i programmi che andranno a definirsi.

Il nostro compito non si esaurisce tuttavia l’11 o il 25 di giugno. La fase più impegnativa sarà quella successiva, in cui sarà fondamentale comprendere le eventuali difficoltà che gli amministratori locali incontreranno nel corso del loro mandato; ai circoli è chiesto di essere attenti, vigili, critici e propositivi facendo loro avvertire la presenza di una realtà pronta a prendersi a cuore i problemi, insieme a loro e alle altre forze della società civile; senza rinunciare anzi rilanciando le opportunità formative, perché il servizio al “bene comune” sia svolto nel migliore dei modi.

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