Viva il 25 aprile! La Festa della Liberazione

Viva il 25 aprile! La Festa della Liberazione email stampa

Una conquista che richiede impegno civile e coraggio decisionale, come d’altro canto sollecita il difficile tempo che stiamo vivendo

3018
0
SHARE

«Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.» Con questo proclama, emanato via radio dal Clnai (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini indiceva lo sciopero generale a Milano, invitando partigiani e civili a insorgere contro i nazifascisti.
Milano, 25 aprile 1945. Da alcuni mesi diverse formazioni partigiane hanno ingaggiato una resistenza contro la repubblica tedesca e la neonata repubblica di Salò nell’Italia settentrionale. Le truppe inglesi e americane erano allora impegnate lungo la linea Gotica, la poderosa opera difensiva fortificata costruita dall’Esercito tedesco nei pressi dell’Italia centro-settentrionale durante le fasi finali della campagna d’Italia. Nelle prime ore del mattino di sabato 21 aprile entrarono a Bologna le prime unità alleate, ma i partigiani controllavano già tutti i punti nevralgici della città, dal Comune alla Questura. Nella serata dello stesso giorno, Bologna era finalmente una città libera. Nei giorni seguenti insorse Genova, seguita da Torino, raggiunta da plotoni di partigiani che costrinsero i soldati tedeschi alla ritirata. Il 25 aprile insorse Milano, raccogliendo l’invito allo sciopero generale proclamato la mattina precedente via radio: gruppi di partigiani cominciarono a riversarsi in città, le fabbriche vennero occupate e la tipografia del Corriere della Sera venne usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria. La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandonò Milano per dirigersi verso Como, dove venne catturato due giorni dopo e ucciso il 28 aprile. Lo stesso giorno, a Milano si tenne una grande manifestazione di celebrazione della liberazione. Gli americani arrivarono nella città il 1° maggio.
A guerra conclusa, un decreto legislativo del governo italiano provvisorio, datato 22 aprile 1946, dichiarò “festa nazionale” il 25 aprile, limitatamente a quell’anno. Fu allora che, per la prima volta, si decise convenzionalmente di fissare la data della Liberazione al 25 aprile, giorno della liberazione di Milano e Torino (ufficialmente avvenuta il 26 aprile). La scelta venne fissata in modo definitivo con la legge n. 260 del maggio 1949, presentata da Alcide De Gasperi in Senato nel settembre 1948, che stabilì che il 25 aprile sarebbe stato un giorno festivo, come le domeniche, il primo maggio o il giorno di Natale, in quanto “anniversario della liberazione”. La resistenza partigiana – che fu primariamente importante per il grande valore simbolico di opposizione al regime che per il suo peso militare nella caduta dello stesso – ci ha consegnato un’Italia finalmente libera, pronta ad abbracciare il nuovo ordinamento repubblicano e ad impegnarsi sulla strada della democratizzazione dei diritti e della giustizia sociale.
Quest’anno, nel 75esimo Anniversario della Liberazione, sarà un 25 aprile dal tono insolito. Non era mai successo, dalla fine della Seconda guerra mondiale e dalla sconfitta del fascismo, che la nostra libertà subisse limitazioni così significative come quelle che stiamo sperimentando per contrastare la diffusione del Covid-19. Non ultimo, il divieto di organizzare le consuete manifestazioni cittadine che negli anni hanno rappresentato il cuore pulsante e collettivo delle celebrazioni per il giorno della Liberazione. Ma proprio questo 25 aprile può non essere una semplice festa della libertà, e assumere il sapore della liberazione come dono ricevuto ieri, e da costruire ogni giorno, come scrisse Don Pino Pirri. Una conquista che richiede impegno civile e coraggio decisionale, come d’altro canto sollecita il tempo che stiamo vivendo. Una nuova ricostruzione sembra sorgere all’orizzonte: possano i valori della resistenza partigiana ispirarla, concretizzando così la memoria del sacrificio passato in impegno determinante per il presente.