Vivere l’Unione europea nella memoria delle Acli

Vivere l’Unione europea nella memoria delle Acli email stampa

116
0
SHARE

Non è forse inevitabile citare ancora una volta Adenauer, De Gasperi e Schuman, per ricordare il sogno della pace dei padri fondatori di una nuova stagione della collaborazione possibile fra i Paesi europei dopo le lotte fratricide e le devastazioni delle due guerre mondiali del secolo scorso che avevano devastato il Continente e incendiato il mondo.
Si potrebbe invece partire dall’assegnazione nel 2012 del premio Nobel per la pace all’Unione europea “per il suo contributo al progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”, anche se allora non erano mancate le critiche per l’appartenenza alla Nato, la fabbricazione e l’esportazione delle armi, oltre che per l’ostilità verso i migranti che si affacciavano alla sponda Sud del Mediterraneo.
E’ inoltre possibile rivivere il lungo cammino dei popoli europei nel dopoguerra, per il definitivo superamento degli infiniti e incomprensibili conflitti secolari, anche attraverso le diverse iniziative dei cittadini di ogni Nazione per l’abbattimento dei pregiudizi e delle inimicizie, con percorsi sperimentali di conoscenza, di dialogo e di proposte di collaborazione e solidarietà, finalizzate all’amicizia e allo scambio di idee fondanti dell’accoglienza e della convivenza.
Ripercorrendo con la memoria la vita degli ottant’anni delle Acli, si può infatti scorgere una naturale vocazione alla mondialità legata alla proiezione internazionale dei Circoli aclisti in Europa e negli altri Paesi dove il flusso di emigrazione aveva fatto approdare gli abitanti di molte Regioni italiane alla ricerca di migliori occasioni di vita, come sta avvenendo oggi in Italia dall’Africa all’America Latina, dall’Asia al Medio Oriente.
Sulla spinta del Concilio, della Pacem in terris di Papa Giovanni e di indimenticabili testimoni del messaggio evangelico, da Mazzolari a don Milani, da Bettazzi a Turoldo, da Tonino Bello a Balducci, da La Pira a Martini, le Acli milanesi e lombarde hanno attivato percorsi di pace in varie direzioni, a partire dalla traccia dei messaggi di ogni capodanno di Paolo VI, con corsi residenziali estivi sotto lo sguardo della Madonna d’Europa, aperti ai giovani dell’Est europeo, dai russi ai polacchi, con albanesi, africani e di altre nazionalità.
C’è quindi la partecipazione allo storico cammino da Comiso a Milano e poi a Ginevra “per la pace e il disarmo”, contro l’installazione dei missili Pershing e Cruise in Italia e degli SS20 alla frontiera dell’Europa Orientale, al fine di stimolare la conclusione positiva delle trattative di Vienna tra Usa e Urss : una lunga marcia sotto la pioggia fino alla Certosa di Pavia, con l’appuntamento a fine anno per l’iniziativa analoga di Pax Christi e della Diocesi Ambrosiana.
Le Commissioni internazionali delle varie Province delle Acli lombarde hanno continuato incessantemente ad alimentare incontri e dibattiti nei Circoli e nelle Parrocchie sull’urgenza del disgelo, contro i signori della guerra e l’incremento delle spese per le armi convenzionali e nucleari, per evitare l’escalation bellica, favorendo anche l’obiezione di coscienza delle nuove generazioni e la sensibilizzazione della popolazione sulla pace da costruire insieme.
Con la caduta del muro di Berlino non finisce affatto la storia, ma si fa strada la speranza di una Europa dall’Atlantico agli Urali, dal mare del Nord alla penisola balcanica e al Mediterraneo, con un progressivo allargamento dell’Unione europea verso Est, evitando tuttavia anche l’espansione dell’Alleanza atlantica ai Paesi dell’ex Unione sovietica fino a lambire i confini della Russia.
Quando nel 2000 le Acli decisero di convocare il Congresso nazionale a Bruxelles per “osare il futuro nella nuova Europa”, il prologo fu celebrato a Milano, dove l’arcivescovo di Praga ci fece rilevare che stavamo vivendo una Europa dimezzata, mentre era invece indispensabile farla respirare “a due polmoni”, quelli dell’Ovest e dell’Est, per far recuperare al Continente la sua identità originaria e ai popoli una convivenza dopo le devastanti divisioni.
A Basilea e Friburgo con i convegni regionali, a Bratislava per la socializzazione con le associazioni cattoliche, all’università di Mosca con gli scambi culturali, molti passi sono stati fatti dalle Acli per superare l’incomunicabilità e le divisioni ereditate dalle vicende storiche, nella prospettiva di un percorso da continuare per evitare ritorni al passato e progettare condivisioni nella ricerca di vie nuove da percorrere per far avanzare l’unità europea.
L’eredità di un “Sorriso per la Bosnia” e l’attuale presenza dell’Ipsia nei Balcani e in altri Paesi con il coinvolgimento dei giovani nelle aree di grande sofferenza umana per le migrazioni, le ingiustizie e la povertà, ci consentono di arrivare all’appuntamento per le elezioni europee con idee condivise di rilancio del sogno di una Europa ancora capace di solidarietà e progetti di pace, nonostante le drammatiche guerre in Ucraina e in Palestina che la circondano.