XXXI CONGRESSO: Camminare nel cambio d’epoca fra tradizione e rinnovamento

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La celebrazione dei 75 anni di vita delle Acli è l’occasione per vivere l’attualità con l’aggiornamento dei diversi “mestieri” che strada facendo si sono sviluppati, in varie direzioni, a contatto con i bisogni emergenti

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Non era facile riuscire ad andare a Congresso dopo mesi di attesa con la speranza che si potessero trovare vie d’uscita al blocco delle attività generato dalla diffusione della pandemia che aveva fermato il mondo.
Ma sulla spinta dell’eredità dell’Expo, che aveva visto la sperimentazione delle Acli per “salvare il pianeta”, siamo tornati alla Cascina Triulza per rilanciare “una città più sostenibile, aperta ed inclusiva” e quindi per essere “più eguali”.
Non potendo accogliere tutti, con le tradizionali interviste e dichiarazioni degli invitati, realizzate in anteprima, da don Rigoldi a Pizzul, da Garzonio a Gualzetti, gli aclisti erano stati invitati ad affrontare le questioni del lavoro, della pedagogia sociale, dell’innovazione nella solidarietà, della creazione di luoghi di meticciato, dell’accoglienza nella diversità, delle relazioni nelle comunità, delle esperienze sul territorio, della condivisione delle sfide epocali.
Tracce di un cammino che la relazione di Paolo Petracca e gli interventi di don Alberto Vitali, Andrea Villa, Alessandro Galbusera, Delfina Colombo, Paolo Ricotti, degli altri invitati e dei delegati, hanno sviluppato nella prospettiva di dare un “mestiere” e un futuro alla Acli, nella condivisione e in collaborazione con le forze sociali e il terzo settore per un futuro aperto alla fraternità.
I “segni dei tempi”, dalla rivoluzione digitale ai flussi migratori, dai cambiamenti climatici alle disuguaglianze planetarie, dalla crisi delle democrazie all’emergenza sanitaria, invitano ad alimentare la capacità di ascolto e di dialogo, con la cura delle persone e dei territori, la ricerca del bene comune, il rilancio del tessuto della solidarietà, per sviluppare partecipazione e cittadinanza, generare comunità accoglienti, valorizzare il volontariato.
C’è da affrontare la sfida dell’ ecologia integrale, del lavoro che si trasforma generando disoccupazione tecnologica, dell’espansione delle fasce di povertà, del destino delle nuove generazioni, dei diritti civili e delle ingiustizie sociali.
Se, per Papa Francesco, nessuno si salva da solo, si deve sperimentare un modo diverso di convivenza per ridare slancio all’accoglienza e alla condivisione nelle smart city, sul territorio ambrosiano e nella prospettiva europea, con uno sviluppo tecnicamente sostenibile, l’economia circolare, l’alleanza per il lavoro, la riscoperta dei mestieri, la riforma del welfare.
Si deve stare in frontiera e nelle periferie delle aree urbane e metropolitane, per la ripartenza delle iniziative di inclusione, con le comunità cristiane, le organizzazioni sociali e del volontariato, alla riscoperta degli spazi d’azione e delle potenzialità imprenditoriali, da sperimentare nella sfida alla marginalità degli immigrati e dei cittadini più svantaggiati, nella prospettiva del protagonismo associativo e della coesione nella solidarietà.
La “cura delle relazioni” nel tempo che stiamo vivendo, è indispensabile a vincere le solitudini e le incertezze sul futuro, generate dall’isolamento sanitario e da redditi diventati ormai insufficienti a mantenere gli stili di vita attuali, in relazione alle attività lavorative interrotte e ad ammortizzatori sociali insufficienti per i lavoratori e le famiglie popolari.
Gli interventi in Congresso di Anna Scavuzzo, vice Sindaco di Milano, dell’Azione Cattolica, di Lega Ambiente e della Fondazione Cariplo, hanno in particolare sottolineato l’efficacia dell’azione aclista sul territorio, da Lambrate a Quarto Oggiaro, per stare insieme, dare spazio al sociale, abbattere i muri, costruire alleanze, plasmare la realtà che ci circonda, gestire la complessità.
La celebrazione dei 75 anni di vita delle Acli, sta diventando l’occasione per vivere l’attualità con l’aggiornamento dei diversi “mestieri” che strada facendo si sono sviluppati, in varie direzioni, a contatto con i bisogni emergenti.
Con l’ispirazione cristiana e la dimensione popolare, la fedeltà ai lavoratori e la tutela dell’ambiente, la società secolarizzata e il futuro europeo, l’accoglienza dei migranti e l’animazione delle comunità, la metropoli policentrica e la promozione sociale, la cittadinanza attiva e la cultura della legalità.
La rete dei Circoli, in città e in provincia, sta svolgendo un “lavoro di squadra” sul territorio per l’innovazione degli stili di vita, con la progettazione delle attività associative, i servizi alle persone, le imprese sociali, in collaborazione fra le istituzioni, il terzo settore e la società civile, per uscire dall’isolamento e dall’individualismo, nella speranza di poter offrire un contributo alla realizzazione del bene comune nella realtà che ci circonda.
Il richiamo all’eredità della testimonianza cristiana, sociale e politica di Achille Grandi, fondatore e primo Presidente delle Acli, consente di ricordare che veniamo da lontano e che le radici stanno ancora dando buoni frutti nonostante le difficoltà finora incontrate e le complesse prospettive di sviluppo di un movimento educativo e sociale proiettato nell’epoca della globalizzazione.
Le idee dei Padri delle Acli e i valori fondanti dell’associazione, con la formazione e l’azione sociale, vanno infatti “aggiornati” alla luce della realtà ecclesiale, economica e politica che stiamo attraversando.
Si riparte dal Messaggio evangelico e dall’insegnamento della Chiesa, dal card. Martini e da Papa Francesco, dall’autorizzati a pensare dell’arcivescovo Delpini, per lo “sviluppo integrale di ogni persona”, con l’elaborazione del messaggio aclista a contatto con la comunità cristiana, il mondo del lavoro, i cittadini.
Si riuscirà a rifondare e a rilanciare la missione delle Acli nel prossimo futuro?
Tutti gli intervistati al Congresso invitano a continuare ad esistere ed operare per collaborare allo sforzo comune di difesa delle libertà e della democrazia nonostante le difficoltà che si incontrano per superare squilibri e ingiustizie.
C’è ancora molto da fare per difendere il lavoro, aiutare le persone, allargare la partecipazione, accogliere e dialogare nella società multietnica e interreligiosa.
Il “fare pensando” delle Acli è una speranza da coltivare con l’obiettivo di riuscire a coinvolgere le nuove generazioni nell’esperienza aclista.