La dignità della persona oltre l’Intelligenza Artificiale alla luce della Magnifica Humanitas

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Da alcuni anni le Acli milanesi e l’Azione Cattolica ambrosiana organizzano un seminario estivo dedicato alle problematiche sociali e occupazionali. Al centro della riflessione vi è la lettura condivisa di questi temi nella prospettiva dell’insegnamento sociale della Chiesa, così come si è evoluto negli ultimi tempi: prima sotto la guida di papa Francesco e oggi sotto quella di Leone XIV.

Il seminario di quest’anno, svoltosi dal 19 al 21 giugno presso la Casa “Raggio di sole” di Pasturo (LC), ha visto la partecipazione di una cinquantina di persone nei diversi momenti e ha rappresentato un ulteriore passo in avanti. Fin dal titolo – “Il tempo ritrovato” – l’incontro è stato finalizzato a una riflessione sull’unità della persona umana, spesso frammentata nei molteplici ruoli sociali e lavorativi che si trova a interpretare. Una condizione, questa, esasperata da un’accelerazione tecnologica che sembra ormai superare la capacità degli esseri umani di governarla in funzione del bene comune.

Nell’aprire i lavori il pomeriggio di venerdì 19, Tomaso Ajroldi e Sergio Colomberotto hanno ricordato, a nome delle due associazioni, la celebre massima di Sant’Agostino: è difficile definire che cosa sia il tempo, sebbene se ne abbia un’esatta percezione nello scorrere della propria vita. Proprio su questo solco, l’annosa questione della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro ha subito una forte drammatizzazione con l’avvento dell’Intelligenza Artificiale (IA) – ormai pervasiva persino nella sfera intima della persona – e con la diffusione dello smart working a seguito della pandemia (anche se quest’ultimo sembra oggi in fase di ripiegamento).

Successivamente, la sociologa Ivana Pais, da molti anni collaboratrice dell’associazionismo cattolico, ha delineato il senso della transizione tecnologica in corso nel mondo del lavoro. Un cambiamento che richiede un aggiornamento continuo e, al contempo, richiama alla necessità di non considerare i lavoratori in base al solo rendimento, preservandone invece la dignità e la specificità.

Il mattino seguente, con il coordinamento di Marco Carcano dell’Ufficio Studi delle ACLI milanesi, si è tenuta un’ampia tavola rotonda dal titolo “Innovazione, frammentazione e conciliazione: esperienze concrete tra minacce e opportunità”. Il confronto è stato animato da un intento multidisciplinare, mettendo attorno al tavolo un formatore proveniente dal movimento sindacale (Rosario Iaccarino), un dirigente impegnato nei servizi pubblici (Yuri Santagostino) e due manager del settore privato (Matteo Masciale e Gabriele Ronchini). Il dibattito ha approfondito l’impatto del cambiamento tecnologico sul rapporto tra dipendente e azienda e sulle relazioni sindacali. Ne è emerso un quadro sfaccettato e complesso, da cui è scaturita l’esigenza di un confronto più serrato e sistematico tra le parti, oltre a un costante rinnovamento delle modalità lavorative che sappia coniugare la produttività con l’affermazione della soggettività del lavoratore.

Nel pomeriggio è stato presentato un sondaggio – elaborato da un gruppo di lavoro coordinato da Lorenzo Goatelli dei Giovani delle ACLI (GA) milanesi – intitolato “Il lavoro ritrovato” (pubblicato in calce). L’indagine ha offerto lo spunto per un ampio dibattito nei gruppi di lavoro, evidenziando rischi e opportunità legati all’introduzione dell’IA nei contesti professionali.

Domenica, infine, introdotto da Lorenzo Gaiani (responsabile dell’Ufficio Studi delle ACLI milanesi), si è svolto il dibattito conclusivo tra padre Giuseppe Riggio SJ, Direttore di “Aggiornamenti sociali”, e i Presidenti di ACLI e AC, Delfina Colombo e Gianni Borsa. Al centro della tavola rotonda, i nuovi orientamenti della Dottrina sociale della Chiesa in materia di Intelligenza Artificiale e lavoro, letti alla luce dell’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Leone XIV; un testo che non tratta nello specifico l’IA dal punto di vista tecnico, ma ridefinisce la dignità dell’uomo in sua presenza.

Un’ immagine riassuntiva dell’indagine che è stata condotta in preparazione della 3 giorni

 

Padre Riggio ha ricordato come la Magnifica Humanitas non si limiti a registrare i rischi sociali, politici e teologici dell’IA, ma affermi l’esistenza di uno spazio di scelta nel modo di concepire il rapporto con le nuove tecnologie. Ciò è possibile, in primo luogo, riconoscendo che non ci troviamo di fronte a strumenti neutri, nemmeno sul piano morale. Da qui deriva la necessaria assunzione di responsabilità da parte di «chi progetta e addestra i sistemi fino a chi li utilizza e a chi decide di affidare ad essi le scelte concrete» (MH, n. 105). Il primo passo riguarda proprio lo statuto che viene riconosciuto alla tecnica: «I diversi ambiti considerati – la ricerca della verità nella vita pubblica, l’educazione nell’ambiente digitale, le trasformazioni del lavoro, la fragilità delle famiglie e le nuove forme di schiavitù – non sono fenomeni separati. Essi manifestano una medesima posta in gioco: se la tecnica diventa criterio assoluto, la persona rischia di essere trattata come dato, ingranaggio o merce; se invece la tecnica è assunta dentro un orizzonte di sapienza, può diventare occasione di crescita, di giustizia e di fraternità» (Magnifica Humanitas, n. 180).

A partire da queste premesse, sia Delfina Colombo che Gianni Borsa hanno riflettuto, dal punto di vista delle rispettive associazioni, sul cambio di paradigma in atto nelle nostre vite. Una trasformazione che ridisegna il rapporto con il lavoro e con la politica, ma lascia inalterate le istanze della fede cristiana riguardo all’irrinunciabile e inderogabile dignità della persona umana e dei suoi diritti fondamentali.

La tre giorni si è svolta in un clima di forte amicizia, scandito dai momenti della preghiera liturgica e dell’Eucarestia, vissuti come autentica espressione di fraternità ecclesiale.

L’indagine (Scarica)