Povertà e diseguaglianze

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Il Covid-19 ha messo in evidenza le disuguaglianze socio economiche già esistenti prima della pandemia più di quanto potessimo immaginare, e ha contribuito in modo determinante ad accrescerle all’interno dei Paesi e tra i Paesi sviluppati e quelli più poveri in via di sviluppo.

Il rapporto delle Nazioni Unite del 2021 “Sustainable development Goals[1]  sulla povertà e le disuguaglianze, stima che nel 2020  a causa del Covi-19 le persone in povertà estrema (che vivono con meno di 1,90 dollari al giorno) sono aumentate di una cifra tra 119 a 124 milioni; in un anno il tasso di individui sotto la soglia di povertà estrema sale così dall’8,4% al 9,5%.

Secondo uno studio commissionato dallo “European anti-poverty network” (Eapn), negli anni in Europa (UE) si è registrato un graduale miglioramento delle condizioni di vita, ma nonostante ciò, il problema della povertà non è stato risolto, perché circa 110 milioni di cittadini sono ancora a rischio di povertà e di esclusione sociale. Tale situazione si è poi ulteriormente aggravata a causa della pandemia.

La rivista Openpolis del 27/10/2021 rilevava che, nel 2020 in UE 1 individuo su 5 era a rischio di povertà e esclusione sociale, situazione ulteriormente peggiorata dalla crisi energetica e da quella post-pandemica.

 Ad aggravare ulteriormente la situazione in maniera esponenziale, si è aggiunta la guerra scatenata dalla Russia all’Ukraina, che coinvolge un numero crescente di Paesi, la crisi energetica, climatica ed economica.

Pandemia – crisi climatica – crisi economica – guerra – crisi energetica sono strettamente legati fra di loro e fanno emergere in tutta la loro gravità le disuguaglianze con l’aumento della povertà e della perdita della speranza di un futuro migliore per le nuove generazioni.

Papa Francesco, durante l’udienza generale del 26 agosto 2020, faceva presente che

Nel mondo di oggi, pochi ricchissimi possiedono più di tutto il resto dell’umanità. Ripeto questo perché ci farà pensare: pochi ricchissimi, un gruppetto, possiedono più di tutto il resto dell’umanità. Questa è statistica pura. È un’ingiustizia che grida al cielo!”

Mentre nel mondo il Covid e tutte le altre crisi accrescono continuamente la povertà, facendo crescere il numero dei poveri, spinti spesso alla disperazione e alla depressione, i ricchi diventano sempre più ricchi.

Alcuni esempi.

Repubblica del 21/09/2022 con il titolo emblematico “Paperoni sempre più ricchi: l’1% della popolazione ha il 45,6% delle risorse mondiali”, pubblica un articolo sull’analisi del “Global Wealth Report 2022”, che è il rapporto del Credit Suisse sul 2021, da cui emerge che la ricchezza è sempre più concentrata e i paesi che stanno meglio sono quelli che stavano meglio già l’anno prima, allargando ancor di più la forbice tra Paesi più avanzati e quelli in via di sviluppo.

Avvenire del 13/01/2022: “il Covid spinge l’auto di lusso … Risultati record per Lamborghini e Ferrari nel 2021. Il numero uno di Rolls-Royce: «Cifre mai viste grazie al clima psicologico generato dalla pandemia. I grandi ricchi spendono»”

Corriere della Sera del 18/02/2022 di Fabio Savelli: “I più ricchi del mondo: raddoppiate le fortune. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri: la pandemia ha allargato la forbice sociale. Questo il dato emerso da un’analisi di Oxfam. Jeff Bezos, il numero uno di Amazon, ha avuto un surplus patrimoniale pari a 81,5 miliardi di dollari, il costo per vaccinare con tre dosi tutto il mondo.

La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) [2] ha pubblicato di recente un rapporto in cui evidenzia come nel secondo trimestre del 2022 il pagamento dei dividendi degli azionisti è cresciuto 7 volte quello dei salari, come dimostra la tabella seguente

Paese Aumento del dividendo nel 2° trimestre 2022 rispetto al 2° trimestre 2021 Aumento salariale previsto per dipendente 2022 vs 2021 Tasso di inflazione luglio 2022 vs luglio 2021
Belgio 25,1% 5,9% 10,4%
Finlandia 16,7% 3,2% 8%
Francia 32,7% 3,8% 6,8%
Germania 36,3% 3,4% 8,5%
Irlanda 7,1% 3,8% 9,6%
Italia 72,2% 3,7% 8,4%
Olanda 23,4% 3% 11,6%
Spagna 97,7% 3,3% 10,7%
Svezia 8,8% 0,7% 8,3%
Europa 28,7%* 3,8% (UE27) 9,8% (UE 27)

 

Il vice segretario generale della CES Esther Lynch ha dichiarato:

“Sarà difficile credere a queste cifre per milioni di lavoratori alle prese con la crisi del costo della vita. È chiaro che, ancora una volta, c’è una regola per i ricchi e un’altra per i poveri.

Ai lavoratori viene detto che questo non è il momento per un aumento di stipendio mentre gli azionisti stanno aprendo i tappi dello champagne per celebrare i pagamenti contro l’inflazione.

“È ora di porre fine a questa truffa. Abbiamo bisogno di una tassa sugli utili in eccesso e di aumenti salariali equi per i lavoratori“.

 

  • OXFAM[3]: Nel primo anno di convivenza con il coronavirus (marzo 2020- novembre 2021) in Italia è cresciuta la concentrazione della ricchezza. Il numero dei miliardari italiani della Lista Forbes è aumentato da 36 a 49 e il valore aggregato dei patrimoni dei super-ricchi è cresciuto del 56%. Nello stesso periodo, oltre un milione di individui e 400.000 famiglie sono sprofondati nella povertà!

 

  • Il sondaggio internazionale di IPSOS[4] (dicembre 2020-gennaio2021) condotto in 28 Paesi, ha analizzato le percezioni relative alle diverse tipologie di disuguaglianza socialeche possono manifestarsi.

Per il 60% delle persone nei 28 Paesi intervistati, la disuguaglianza economica (divario tra ricchi e poveri) è tra le principali più gravi forme di disuguaglianza presente nel proprio Paese. Segue la disuguaglianza geografica, educativa, di genere, nella salute e nelle aspettative di vita, etnica e intergenerazionale.

 

Anche in Italia la situazione è molto grave ed in continuo peggioramento, tanto che l’OCSE, nel rapporto del 2021[5], ha sottolineato che ”la ripresa economica e sociale dell’Italia deve passare dalla lotta alle disuguaglianze”.

L’ISTAT nel suo rapporto del 15/06/2022, ha rilevato che nel 2021, sono in condizione di povertà assoluta poco più di 1,9 milioni di famiglie (7,5% ) e circa 5,6 milioni di individui (9,4%) tra cui 1,4 milioni di minori (14,2%). Dato che conferma sostanzialmente i massimi storici toccati nel 2020, anno d’inizio della pandemia.

Nel 2022, con l’inflazione oltre l’ 8%, la povertà assoluta potrebbe aumentare di altre 400 mila famiglie e di circa un milione di persone. Nonostante ciò, l’Italia è l’unico paese OCSE in cui negli ultimi 30 anni (da quando nel 1992 venne abolita la Scala Mobile) i salari medi sono diminuiti, mentre sono aumentati in tutti gli altri paesi europei. Così pure le pensioni da anni non vengono rivalutate rispetto all’inflazione annua.

L’Italia, assieme alla Grecia, è stato uno degli ultimi paesi europei a dotarsi di uno schema di reddito minimo garantito, prima con il Reddito di Inclusione nel 2017 e poi con il Reddito di Cittadinanza (RdC) e la Pensione di Cittadinanza (PdC per chi ha più di 67 anni) nel 2019.

Il RdC/PdC , in realtà non sono una forma di reddito base per tutti i cittadini, ma sono uno strumento di aiuto alle persone più bisognose, rilasciato a seguito di una precisa analisi della condizione di chi ne ha fatto richiesta.

Nonostante il RdC abbia avuto molte critiche, abbia fallito nell’obiettivo di creare più occupazione con un “percorso di reinserimento lavorativo e di inclusione sociale“ e si sia rivelato non sufficiente rispetto alle reali esigenze sociali, ha comunque avuto un impatto positivo come strumento di contrasto alla povertà, individuale e familiare, per una rilevante fascia della popolazione, evitando che un altro milione di persone si riducesse in condizioni di povertà assoluta.

Dal report trimestrale dell’INPS di luglio 2022 sulla gestione di RdC/PdC (tav. 1.2.1) risulta che, da gennaio a giugno 2022, hanno ottenuto il RdC/PdC 1.583.642 nuclei familiari, con il coinvolgimento di 3.475.752 persone, che hanno ricevuto un importo medio mensile di 552,83 euro.

Ciò nonostante, il Rapporto Caritas 2021 su povertà ed esclusione sociale, mette in evidenza che solo il 44% dei nuclei familiari poveri ha usufruito del RdC e il 56%  no. Vale a dire che, poco più della metà dei poveri italiani non ha accesso al RdC.

 Al di là delle posizioni elettoralistiche/ideologiche di chi vuole abolirlo, di chi vuole migliorarlo e anche di luoghi comuni, sicuramente il prossimo governo italiano dovrà affrontare decisamente l’argomento, ma è indispensabile che venga definita una seria e duratura forma di sostegno alle persone povere e una minima dignitosa tutela e retribuzione per chi lavora.

 E’ una idea ricorrente che la condizione di povertà sia data dalla mancanza di lavoro ma, come evidenzia il Rapporto Caritas, le statistiche dimostrano che la metà dei nuclei in povertà assoluta e di quelli beneficiari del RdC ha già almeno un occupato al proprio interno, tanto che, tra chi beneficia dei servizi della Caritas c’è anche chi percepisce il RdC.

All’interno della crescita di turismo, ristorazione e commercio, per non parlare della raccolta nei campi, è cresciuta la popolazione dei lavoratori fragili/poveri, cioè con poco reddito, con tutele scarse o nulle e nessuna prospettiva di una vita dignitosa.

 L’ ex ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando, il 18/01/22 ha detto:

Il quadro che emerge dalla Relazione evidenzia come avere un lavoro non sempre basta per evitare di cadere in povertà” e proprio per questo motivo, ha messo in evidenza “una strategia di lotta alla povertà lavorativa richiede una molteplicità di strumenti per sostenere i redditi individuali, aumentare il numero di percettori di reddito, e assicurare un sistema redistributivo ben mirato.

 L’11 novembre 2021 il parlamento europeo ha votato a maggioranza una direttiva per l’introduzione in tutta l’Unione del Salario Minimo, considerato un importante strumento di lotta contro la povertà e contro le disuguaglianze economiche, in grado inoltre, secondo l’UE, di favorire una giusta competizione e una ripresa economica.

L’Italia è il quarto paese Ue per povertà tra i lavoratori (11,8%), dopo Romania (15,4%), Spagna (12,8%) e Lussemburgo (12%) ed è, ad oggi, è uno dei pochi paesi europei in cui non esiste una legge sul salario minimo nazionale, mentre è stato adottato da 21 Paesi.

Questo nonostante l’articolo 36 della nostra Costituzione sancisca il diritto del lavoratore a una retribuzione adeguata:Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

Anche secondo i valori fondanti della Unione Europea:

I lavoratori hanno diritto a un salario equo che garantisca un tenore di vita dignitoso. Devono essere garantite adeguate retribuzioni minime, in modo da garantire il soddisfacimento dei bisogni del lavoratore e della sua famiglia alla luce delle condizioni economiche e sociali nazionali, salvaguardando l’accesso al lavoro e gli incentivi alla ricerca di lavoro. La povertà lavorativa deve essere prevenuta”.

[1] https://unstats.un.org/sdgs/report/2021/

[2] European Trade Union Confederation : https://etuc.org/en/pressrelease/shareholder-payouts-rising-7-times-faster-wages

[3] Oxfam (Oxford Committee for Famine Relief) è una confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo.

[4] https://www.ipsos.com/it-it/disuguaglianza-economica-disparita-ricchezza-preoccupano-60-per-cento-persone-mondo

[5]Going for growth 2021: shaping a vibrant recovery