Cinquant’anni fa in questi giorni ci lasciava Alessandro Butté (5 maggio 1976). È difficile riuscire a dire in poche parole che cosa egli abbia rappresentato per le ACLI milanesi e più in generale per tutto il Movimento aclista di cui è stato uno dei dirigenti più noti e stimati a livello nazionale.
Funzionario di banca, impegnato fin da giovanissimo nel movimento cattolico, padre di una numerosa famiglia, egli partecipò attivamente alla Resistenza e fu prescelto dal card. Schuster come uno dei componenti del nucleo fondativo della Corrente sindacale cristiana ed in particolare delle ACLI, delle quali fu prima Vicepresidente provinciale accanto al primo Presidente Edoardo Clerici, e successivamente fu egli stesso Presidente provinciale dal 1946 al 1953.
Furono gli anni in cui il Movimento aclista, prima e dopo la scissione sindacale, andò assumendo un più preciso profilo come soggetto educativo e sociale, iniziando a strutturare capillarmente i suoi Circoli ed i suoi servizi, e divenendo un punto di riferimento per larghi settori sociali. A lui si deve l’ideazione e la realizzazione della nuova sede di via della Signora, che da allora è diventata la casa degli aclisti milanesi.
In tutto questo Butté, insieme ai suoi collaboratori, primo fra tutti Luigi Clerici, fu il motore dell’attività delle ACLI, sacrificando qualcosa delle sue prospettive di lavoro e della sua stessa vita familiare in una prospettiva di servizio che aveva appreso alla scuola di mons. Olgiati in Azione cattolica.
Nel 1953 si candidò alle elezioni politiche, ed ottenne un risultato quasi plebiscitario risultando il candidato più votato nella lista democristiana nella circoscrizione Milano-Pavia della Camera dei deputati, e venne riconfermato per tre legislature distinguendosi per il lavoro alacre e discreto, che lo condusse ad assumere il delicato incarico di questore della Camera. Insieme agli altri parlamentari di estrazione sindacale fu fra i promotori della Commissione d’ inchiesta sulla situazione dei lavoratori in fabbrica, che fu il lontano prodromo dello Statuto dei lavoratori.
La sua presenza fu sensibile anche nelle ACLI nazionali, della cui Presidenza fu componente per un decennio, giungendo anche all’incarico di Vicepresidente: soprattutto venivano apprezzate le sue qualità di mediatore e di pacificatore anche in situazioni complesse, in cui la sua saggezza era spesso risolutiva per evitare che i contrasti divenissero distruttivi.
Il suo affetto per le Acli rimase inalterato fino alla fine, testimoniando un legame indissolubile fondato su valori condivisi e battaglie comuni.












