Che cosa è la guerra per te?

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Scorro le foto sul telefono: giorni felici, intensi, veri. Momenti di gioia, spensieratezza, di conoscenza, di leggerezza. Eppure, continuo a pensare a quanto la guerra sia impressa nei cuori dei ragazzi che ho incontrato.

La guerra è su Valerie che ha un attacco di panico perché sente un rumore per me normale: un aereo che vola sopra le nostre teste. “Ho paura dei rumori forti perché una volta a Kramatorsk le finestre di casa mia son volate via”, mi dice piangendo.

La guerra è su Misha che giustamente stanco di soffrire, mi dice che non porterà regali a casa sua perché vorrebbe tutta la sua famiglia in Italia con lui, al sicuro.

La guerra ha segnato anche Dima, colui che ci ha fatto impazzire per 10 giorni con il suo carattere forte e irriverente. Nonostante ciò, si rivela fragile quando mi sussurra, con un po’ di inaspettata timidezza che con noi è stato davvero bene, abbracciandomi commosso prima di voltarsi e dirmi “paca Sofia”.

La guerra ha lasciato una ferita profonda anche su Kira, giovane quattordicenne e su Sofia, sua educatrice.
Cara Kira, casa tua è a 30 km dal confine, quanto orrore hanno visto i tuoi occhi innocenti. Sei senza padre e con la tua mamma al fronte, penso al tuo dolore che cerchi di nascondere dietro la corazza che ti sei dovuta costruire.
Cara Sofia, penso al video del tuo fidanzato in trincea, non credevo che ancora oggi esistessero, le foto le avevo viste solo sui libri di storia. Corre, sta scappando, si sta difendendo, cerca di registrare quel momento perché forse sarà il suo ultimo istante. Intanto, con quel poco fiato che gli rimane ti dice che ti ama e che “amore mio, oggi mi sono salvato per mezzo secondo, quello davanti a me potevo essere io” perché è proprio in un centesimo di secondo che degli spari russi fanno cadere, morto, il suo compagno e amico davanti a lui.

A questo punto mi sorge spontanea la domanda su cosa posso offrire a voi, martoriati da un dolore troppo difficile da consolare. Ma proprio grazie a voi, forse scopro il senso del mio essere qui. Mani sporche di tempera, una partita a scacchi alternata a una a carte, un set a pallavolo con una rete fatta di un filo, una partita di roverino e una di frisbee, un laboratorio di chimica e la creatività nel traforo.
Strapparvi un sorriso, regalarvi del tempo. Questo il senso. Farvi capire che c’è un futuro oltre le bombe. Che il male non è tutto. Nei vostri occhi appesantiti dall’orrore a cui siete costretti ogni giorno, traspare la voglia di essere adolescenti. La gioia di innamorarvi, di vincere, non solo quella semplice sfida ma la vita. La voglia di mettervi in gioco ed esprimervi con quel ballo, quel disegno, quella canzone.
So che non potrò fermare la guerra, so che tu, Misha, dovrai tornare nella tua casa. Cara Kira, so che sarai stanca di scappare e rifugiarti e tu Dima, so che avrai dentro di te un desiderio di vendetta. So che il mondo vi farà schifo. Ma non vi abituate a tutto questo. Non abituatevi agli F-16, agli scoppi, alle trincee, alla guerra. Continuate a sorridere alla vita come abbiamo fatto in questi giorni affinché un mondo migliore possa farvi rinascere senza il peso eccessivo del male che continua a incombere incessantemente su di voi.