Francia: rabbia e protesta sociale

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La Francia è in ginocchio. Al clima meteorologico, infausto come non accadeva da tempo, con Parigi in balia della Senna, si aggiunge – se possibile ancor più mefitico –  il clima politico-sociale. Da settimane è in corso la protesta guidata dalla Cgt e da Force Ouvrière, i due sindacati, per così dire, massimalisti, contro la recente riforma del lavoro. In agitazione i ferrovieri, il personale delle centrali elettriche, ma anche le organizzazioni dei camionisti. Blocchi stradali e penuria di rifornimenti di carburanti stanno mettendo seriamente in crisi il Paese. Una paralisi che rischia di ripercuotersi anche sulla distribuzione e, in definitiva, sull’intera economia.

Siamo veramente alla follia. In questa vicenda tutto quanto è assurdo. A monte vi è sicuramente l’improvvida e non ben ponderata scelta del governo di riformare – costi quel che costi – il mercato del lavoro. La legge El Khomri colpisce i lavoratori come mai è successo in passato, sia accrescendo la libertà di licenziamento, sia dando più spazio agli accordi aziendali, ove la mano d’opera è più ricattabile dal padronato, rispetto al quadro di riferimento nazionale. Misura simbolo della riforma è il taglio alla maggiorazione delle ore straordinarie dal 25 al 10 per cento, con il solo vincolo di un’intesa con le rappresentanze aziendali. Cosa che, in periodi di crisi come l’attuale, significa dare via libera ad un progressivo dumping economico.
Inverosimile poi che a portare avanti questa autentica controriforma, che fa del costo del lavoro l’unica causa della mancata competitività del Paese, sia la sinistra. La destra mai aveva osato tanto. Sarkozy prometteva di lavorare di più guadagnando di più, non certo di lavorare le stesse ore ed essere pagati di meno. Per di più il provvedimento è stato approvato a dispetto della rappresentanza parlamentare, poiché il governo ha in pratica posto la fiducia, sfidando una mozione di censura che lo avrebbe costretto alle dimissioni. Intendiamoci, non vi è stata alcuna forzatura istituzionale. Tutto si è svolto nel pieno rispetto delle regole, ma certo ci sarebbe da molto discutere sul piano dell’opportunità politica, perché non tutto ciò che è lecito va necessariamente fatto.

In sostanza, una riforma di totale matrice liberista, che la destra non si era mai spinta a proporre e che Hollande e Valls hanno letteralmente estorto alla propria maggioranza parlamentare. Comprensibili dunque le proteste, gli scioperi e le manifestazioni. Molto meno però i blocchi stradali o le minacce di interruzione dei servizi pubblici. Una strada che non si deve mai percorrere perché è la fine del confronto e, per molti versi, della convivenza civile. Difendere i propri diritti è sempre legittimo ma solo sin quando non si danneggiano gli altri cittadini in modo assolutamente ingiusto e sconsiderato. La reazione deve essere proporzionata, non scatenare l’egoismo di classe e sconvolgere il normale decorso della vita delle persone. Bene ha dunque fatto il governo a intervenire con energia, facendo sgombrare gli stabilimenti occupati e gli snodo stradali.
Certo, tra le misure della riforma El Khomri e quelle sull’ordine pubblico sembrerebbe di trovarsi di fronte a un governo ultra conservatore. Invece è semplicemente una sinistra confusa come non mai, incapace di preparare il terreno ad  una riforma difficile da condurre in porto e non disposta poi a rinunciarvi di fronte alle reiterate proteste dei lavoratori. In politica serve coraggio e, a volte, questo significa anche ammettere i propri errori. Qui si è proceduto senza una bussola e la rabbia è esplosa: condannabile, ma non certo priva di giustificazioni.

Ad acuire la reazione sociale anche il fatto che ad attaccare le tutele dei lavoratori fosse un governo socialista, potenzialmente vicino al mondo del lavoro. Hollande e Valls stavolta hanno dato davvero prova di un autolesionismo senza precedenti, che costerà assai caro alle presidenziali 2017. La destra si frega le mani. Tra un anno quasi certamente sarà lei all’Eliseo, ma governare la Francia non sarà affatto una passeggiata.