Unire il grido della terra a quello dei poveri: è questo il messaggio profondo lasciato da François Kamate nell’incontro organizzato dalle ACLI Milanesi, Legambiente Lombardia, Fondazione Alexander Langer Stiftung mercoledì 22 aprile dal titolo: “Giustizia climatica e costruzione di pace. Incontro con François Kamate Kasereka”. L’incontro infatti ha permesso di ascoltare la preziosa testimonianza di Kamate, attivista ambientale congolese per il clima e i diritti umani e vincitore del Premio Internazionale Alexander Langer 2026.
La testimonianza di Kamate è stata per noi una fonte di ispirazione che ci impegna a portare avanti con ancora più consapevolezza e determinazione le giuste battaglie che ci sono state raccontate direttamente da lui. Kamate, con il suo esempio, ci ha richiamato anche a una riscoperta sincera e non formale dell’Africa, un continente che, ancora oggi, troppo spesso ci dimentichiamo di raccontare.
Il suo impegno per il clima e i diritti umani ci interroga e ci esorta alla corresponsabilità: dobbiamo sentirci tutti più responsabili delle sorti del nostro pianeta, tutti più responsabili per le ingiustizie che vengono commesse in ogni luogo del mondo. L’Enciclica Laudato Si’ ci esorta alla conversione ecologica.
Tenere insieme il grido della terra e il grido dei poveri, sentendoli come un unico grande grido: quando Papa Francesco ha avuto questa intuizione, ci ha voluto dire che non può esserci giustizia ambientale senza giustizia sociale e che esse sono due facce della stessa medaglia.
Questo ci dice delle profonde interrelazioni tra ferite della terra e ferite dell’umanità. Sapremo andare oltre il paradigma dello sfruttamento dell’uomo sulla natura e dell’uomo sull’uomo?
L’esempio di Kamate ci indica delle possibili strade: una transizione ecologica giusta, che non lasci indietro i più poveri e vulnerabili, la denuncia delle violazioni dei diritti umani, la mobilitazione delle popolazioni locali per la difesa dei loro diritti, in particolare di tanti studenti e comunità sfollate, il camminare insieme a loro, la creazione di spazi di incontro che favoriscono il dialogo e la nonviolenza, la dignità di un popolo espressa dalla richiesta della cancellazione dei debiti esteri per spezzare le catene che continuano a mantenere i Paesi del Sud del mondo in una condizione di sudditanza…
Sono istanze che valgono anche per noi, forse a maggior ragione per noi, che viviamo in quella parte del mondo che è troppo spesso causa delle ingiustizie climatiche e sociali che sono drammaticamente sotto i nostri occhi, tutti i giorni.
Nel corso dell’incontro, è stata presentata la campagna sulla cancellazione del debito dei paesi poveri, “Debt for climate”, di cui Kamate stesso è attivista.
Questa campagna si collega e riprende la campagna sulla cancellazione del debito “Cambiare la rotta”, che come ACLI abbiamo sottoscritto in occasione dell’ultimo Giubileo, insieme ad Azione Cattolica, AGESCI, Pax Christi e tante altre organizzazioni. Allora chiedevamo di ristrutturare i debiti iniqui e insolvibili, promuovere una finanza etica e garantire giustizia climatica e sociale, per trasformare il debito in speranza.
Vogliamo provare a rinnovare questa responsabilità collettiva oltre il Giubileo: l’impegno di Kamate attraverso questa campagna è anche il nostro. Come specifica la Fondazione Langer, la campagna “collega l’idea di giustizia climatica con quella di decolonizzazione economica, sottolineando che una transizione energetica sostenibile è possibile solo se le risorse e gli spazi politici del Sud non vengono più bloccati dal peso del debito e dalle dinamiche estrattive che esso alimenta”.
Crediamo che sia arrivato il momento di restituire, di sanare le ferite, di farci carico delle lacerazioni che abbiamo provocato nel corso degli anni. Cancellare il debito e curare la terra. Siamo contenti di poter condividere questo impegno di giustizia con la Fondazione Alexander Langer e con la Legambiente, profondamente ispirati dalla testimonianza di Kamate.
In questi mesi, come ACLI Milanesi abbiamo voluto “suscitare nuova speranza” in campo ambientale, a partire da un rinnovato impegno di cura per la nostra Casa comune. È un cammino che stiamo percorrendo non da soli, ma insieme con altri amici e amiche, con la Diocesi Ambrosiana, con altre realtà associative milanesi e lombarde, con ACLI Terra, con il Movimento Laudato Si’.
Vogliamo guardare ancora una volta all’esempio di Alexander Langer. Con la sua vita, Langer ci ha mostrato la visione ideale e insieme fortemente concreta di un mondo diverso, l’urgenza di ricostruire tra noi esseri umani e con la natura un rapporto meno violento e meno competitivo, più collaborativo e più solidale.
Nel suo celebre discorso del 1994 ad Assisi, “Quattro consigli per un futuro amico”, Langer ha intuìto che l’umanità tutta avrebbe potuto riconoscersi in un mondo “più lento, più profondo e più soave”. Questa è, detta in altre parole, la stessa esortazione profetica di Papa Francesco alla “conversione ecologica integrale” che chiama all’impegno e alla corresponsabilità.
Aprire cammini di fiducia sulla terra. Vivere da riconciliati tra umani e con il Creato. Sono due appunti di viaggio che costituiscono insieme la summa della testimonianza di Alexander Langer e l’esortazione per noi, oggi, a “continuare in ciò che è giusto” e “desiderabile”.
Grazie alla Fondazione Alexander Langer, grazie agli amici e alle amiche della Legambiente Lombardia per averci dato questa possibilità di camminare ancora una volta insieme e grazie soprattutto a Kamate per aver voluto condividere con noi la sua preziosa storia.












